
L’intelligenza artificiale in sanità non è più soltanto una prospettiva futura. Nella farmacia ospedaliera e territoriale può già supportare attività molto concrete, dalla gestione degli approvvigionamenti all’analisi della spesa, fino alla valutazione delle prescrizioni potenzialmente inappropriate e all'individuazione dei possibili eventi avversi. È il quadro emerso dal corso nazionale Opportunità e prospettive dell’Intelligenza Artificiale in Sanità, promosso a Roma dalla Società Italiana di Farmacia Ospedaliera (SIFO) e coordinato scientificamente da Alessandra Mecozzi, Arturo Cavaliere, e Ugo Trama.
Strumenti già disponibili, ma il controllo umano resta centrale
L’utilizzo dell’IA può dunque tradursi in un supporto operativo per il Servizio sanitario nazionale e per i professionisti, ma la tecnologia non può prescindere dal controllo delle persone. «Dai lavori di questa nostra iniziativa siamo emersi con la sicurezza che quando si parla di Intelligenza Artificiale ci si riferisce ad un insieme di strumenti già presenti nel SSN e nella pratica professionale», afferma Alessandra Mecozzi, coordinatrice scientifica del corso. «Questa convinzione fa anche i conti con molteplici aspetti: il sistema in assoluto divenire e quindi non ancora stabilizzato; l'importanza della continua supervisione "umana" dei dati e dei risultati; la necessità di una adeguata formazione dei professionisti; la presenza di bias e criticità che solo l'attento contributo del professionista può gestire con sicurezza. Tutto questo per SIFO diviene soprattutto da oggi un ambito di grande lavoro e ricerca».
Arturo Cavaliere, presidente di SIFO e coordinatore scientifico dell’iniziativa, pone invece l’accento sulle possibili ricadute per i pazienti: «nella nostra due giorni abbiamo condiviso che l'intelligenza artificiale può essere uno strumento di supporto alla professione del farmacista ospedaliero e territoriale, e di tutto il Servizio sanitario nazionale. Soprattutto sono emerse esperienze concrete che permetteranno al farmacista di utilizzare lo sviluppo tecnologico per poter dispensare attraverso dei software di IA dei farmaci sempre di più cuciti su misura del paziente».
Dai consumi alla spesa farmaceutica: dove può intervenire l’IA
Durante il corso sono state illustrate diverse applicazioni già vicine all’attività quotidiana dei farmacisti. Marcello Pani ha affrontato le opportunità dell’IA nella gestione della logistica di un policlinico universitario, mentre Claudio Pisanelli e Barbara Meini hanno analizzato rischi, opportunità e potenzialità dei sistemi di intelligenza artificiale nell’operatività professionale.
Gli ambiti riguardano la programmazione dei consumi, la gestione di logistica e approvvigionamenti, la previsione della spesa farmaceutica annuale e il supporto alla produzione di report di Health Technology Assessment (HTA). A questi si aggiungono l’analisi delle prescrizioni potenzialmente inappropriate nei pazienti in politerapia, la gestione del rischio clinico e l’individuazione di potenziali eventi avversi nei trattamenti ospedalieri e territoriali. Da Barbara Meini arriva anche una provocazione sul futuro della professione: «l’intelligenza artificiale non sostituirà il farmacista ospedaliero; ma il farmacista ospedaliero che saprà utilizzare l’intelligenza artificiale sostituirà quello che non sarà in grado di farlo».
Digitalizzazione, accesso alle cure e disuguaglianze territoriali
Sul fronte istituzionale, Francesco Saverio Mennini, capo del Dipartimento della Programmazione del Ministero della Salute, ha illustrato le linee strategiche su cui il Ministero sta lavorando nell’ambito della digitalizzazione. Secondo quanto riferisce SIFO, dall’intelligenza artificiale ci si attende anche un contributo per contrastare le disuguaglianze territoriali, favorire l’accesso all’assistenza sanitaria e migliorare la programmazione sanitaria.
Un altro campo di applicazione riguarda l’HTA. Eugenio Di Brino e Paolo Sciattella, componenti del Comitato tecnico scientifico di SIHTA, hanno evidenziato il legame sempre più stretto tra intelligenza artificiale e valutazione delle tecnologie sanitarie: algoritmi e piattaforme possono contribuire allo sviluppo delle metodologie di HTA e, in prospettiva, ad accelerare l’arrivo dell’innovazione ai pazienti.
La protezione dei dati come condizione per un’IA affidabile
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sanitaria porta inevitabilmente in primo piano anche il tema della protezione dei dati. Silvia Melchionna, dirigente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, ha sottolineato come la tutela delle informazioni non debba essere considerata un ostacolo allo sviluppo dell’AI, ma una leva strategica per conquistare la fiducia dei pazienti e costruire sistemi sanitari basati sulla qualità e sulla sicurezza dei dati.

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