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Sanità, le Regioni chiedono 6,8 miliardi: "A rischio i servizi"

I presidenti regionali chiedono risorse per compensare l'aumento dei costi sanitari. Dai contratti ai farmaci innovativi, cresce la pressione sui bilanci.
Sanità pubblica
Sanità regionale

Non è soltanto una richiesta di maggiori investimenti, ma un avvertimento sulla capacità del Servizio sanitario nazionale di mantenere gli attuali livelli di assistenza. Mentre il Governo definisce gli stanziamenti della prossima legge di Bilancio, le Regioni chiedono risorse aggiuntive per far fronte all'aumento dei costi di gestione, dai rinnovi contrattuali del personale sanitario alla spesa farmaceutica, fino all'energia. La richiesta, quantificata nelle ultime dichiarazioni in 6,8 miliardi di euro, attraversa amministrazioni di diverso orientamento politico e pone al centro del confronto la sostenibilità dei Livelli essenziali di assistenza (Lea).

A esprimere con particolare chiarezza la preoccupazione delle amministrazioni regionali è il presidente della Puglia, Antonio Decaro: "Vediamo le cifre, ma se sono così basse va in crisi il sistema sanitario nazionale". Il riferimento è all'ipotesi che gli stanziamenti della manovra risultino inferiori alle richieste delle Regioni. Decaro sottolinea che il problema non riguarda soltanto la disponibilità di nuove risorse per ampliare l'offerta sanitaria, ma anche la necessità di sostenere costi che crescono indipendentemente dalle decisioni delle singole amministrazioni.

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Il punto condiviso dai presidenti regionali è che l'incremento nominale del Fondo sanitario non basta, se viene assorbito dall'aumento delle spese necessarie a garantire i servizi esistenti. Una distinzione che Decaro esplicita riconoscendo gli stanziamenti effettuati dal Governo: "Voglio trovare soluzione, non litigare con il governo. I soldi in questi anni li hanno messi, il Fondo sanitario nazionale è cresciuto, ma le risorse sono inferiori all'aumento dei costi, che è indotto, non deciso da noi".

Contratti, farmaci ed energia: la pressione sui bilanci sanitari

Tra le principali voci di spesa richiamate dalle Regioni figurano i rinnovi contrattuali dei medici e del personale del comparto sanitario, l'introduzione di farmaci innovativi e l'aumento dei costi della distribuzione farmaceutica. Si tratta di impegni che incidono sui bilanci regionali e che, secondo i presidenti, richiedono un adeguamento del finanziamento nazionale. A questi si aggiungono le spese energetiche, particolarmente rilevanti per strutture ospedaliere e servizi che devono garantire continuità di funzionamento.

Il presidente della Campania, Roberto Fico, ha richiamato la necessità di un incremento di almeno sei miliardi annui, sostenendo che la richiesta "non si chiede per un mero capriccio, ma si chiede per far funzionare non solo i servizi, ma soprattutto equilibrare i costi che sono assolutamente in aumento". Secondo Fico, senza un adeguamento delle risorse il sistema rischia di incontrare crescenti difficoltà nel sostenere l'aumento delle spese per il personale e per l'energia.

Una valutazione analoga arriva dal presidente del Lazio, Francesco Rocca, che, pur riferendo di aver ricevuto rassicurazioni, invita ad attendere le cifre effettive della manovra. "Abbiamo avuto rassicurazioni, però leggiamo i numeri finali, questo è importante", ha dichiarato, ricordando che alle spese correnti si sommano quelle necessarie per ridurre le liste d'attesa, ampliare i servizi e garantire l'accesso a farmaci innovativi dal costo elevato. La richiesta delle Regioni riguarda quindi sia il mantenimento dell'assistenza ordinaria sia la possibilità di rispondere a bisogni sanitari crescenti.

Una richiesta trasversale, ma restano differenze sulle cifre

Il confronto con il Governo assume anche una dimensione istituzionale. Decaro sottolinea che le difficoltà di gestione sono comuni alle amministrazioni regionali, indipendentemente dall'appartenenza politica: "Abbiamo gli stessi problemi: carenze di personale al pronto soccorso, inappropriatezza, liste di attesa, spesa farmaceutica in salita". Per questo, osserva, presidenti e assessori alla Salute adottano spesso provvedimenti simili anche in territori governati da maggioranze differenti.

Il presidente dell'Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha sollecitato un'iniziativa comune delle Regioni per ottenere maggiori stanziamenti, richiamando i cinque miliardi che, secondo la sua ricostruzione, erano stati individuati dal ministro della Salute Orazio Schillaci. "Se siamo tutti uniti, tutti uniti, e siamo pronti a dare una battaglia istituzionale per questi 5 miliardi, io penso che il Governo e il Parlamento saranno costretti a darli", ha affermato.

Le cifre richiamate nelle dichiarazioni non sono del tutto sovrapponibili: de Pascale fa riferimento a cinque miliardi, Fico ad almeno sei miliardi annui, mentre Decaro cita ora una richiesta regionale di 6,8 miliardi. Il dato comune è la convinzione che le disponibilità finora prospettate possano risultare insufficienti rispetto al fabbisogno, ma l'entità delle risorse effettivamente stanziate dovrà essere verificata nel testo della manovra.

Il rischio di tagli ai servizi e la questione dei Piani di rientro

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la diversa capacità delle Regioni di compensare eventuali squilibri finanziari. Decaro osserva che alcune amministrazioni dispongono ancora di margini fiscali, mentre altre, soprattutto quelle sottoposte in passato a commissariamento, hanno già raggiunto livelli elevati di imposizione. "Le tasse sono al massimo anche perché sono state commissariate, e rischiano così di tagliare servizi", avverte il presidente pugliese.

La conseguenza temuta è che un finanziamento insufficiente si traduca in una riduzione della capacità di erogare prestazioni, con effetti potenzialmente differenti tra i territori. Il tema si collega anche alla richiesta di rivedere le regole dei Piani di rientro e dei commissariamenti sanitari. Fico ha segnalato, in particolare, la necessità di definire con maggiore chiarezza le procedure per uscire da questi strumenti una volta raggiunti gli obiettivi di risanamento.

La posta in gioco comprende anche il futuro dell'assistenza territoriale. Decaro richiama le opportunità offerte dalle Case della comunità realizzate attraverso il Pnrr, che richiederanno personale e risorse di funzionamento per diventare pienamente operative. Il rischio, secondo le amministrazioni regionali, è che agli investimenti nelle infrastrutture non corrisponda un'adeguata capacità di sostenere i servizi nel tempo.

Il confronto sulla manovra si concentra così sulla differenza tra l'aumento degli stanziamenti e le risorse realmente disponibili dopo aver coperto la crescita dei costi. Le Regioni riconoscono che il Fondo sanitario nazionale è aumentato, ma chiedono che il finanziamento tenga conto degli obblighi contrattuali, dell'innovazione terapeutica e delle spese di gestione. Saranno le cifre definitive della legge di Bilancio a chiarire quanto delle richieste potrà trovare risposta e quali margini resteranno per garantire i Lea e rafforzare l'assistenza sanitaria.

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