
Il Servizio sanitario nazionale è un patrimonio della Repubblica che deve essere preservato e sviluppato, ma gli investimenti realizzati devono tradursi in un miglioramento effettivo dell'assistenza. È il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto il 26 ottobre a Firenze alla quinta edizione del Festival delle Regioni e delle Province autonome. Un richiamo che arriva mentre Governo e amministrazioni regionali discutono le risorse da destinare alla sanità nella prossima legge di Bilancio.
Il Capo dello Stato ha condiviso la definizione proposta dal presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, che ha indicato il Ssn come uno dei grandi patrimoni della Repubblica e uno dei sistemi universalistici di maggior valore. Mattarella ha sottolineato la necessità di preservare e sviluppare il servizio pubblico quale strumento fondamentale per garantire il diritto alla salute previsto dalla Costituzione.
Dal finanziamento del Ssn alla qualità dei servizi
Il richiamo del Presidente si inserisce in una fase di confronto sul finanziamento della sanità. Le Regioni hanno prospettato la necessità di oltre 18 miliardi di euro aggiuntivi nel triennio 2027-2029, insieme a interventi sulla spesa per il personale sanitario, sulle retribuzioni e sull'innovazione terapeutica. La cifra era contenuta nella proposta elaborata dal coordinamento tecnico della Commissione Salute, sulla quale a fine settembre non risultava ancora un'approvazione definitiva dei presidenti.
Nel suo intervento Mattarella non è entrato nel merito degli stanziamenti della manovra. Ha invece richiamato il rapporto tra tutela del diritto alla salute, investimenti pubblici e responsabilità delle istituzioni territoriali. Un'impostazione che sposta l'attenzione non soltanto sulla disponibilità delle risorse, ma anche sulla capacità del sistema di utilizzarle per migliorare concretamente l'accesso e la qualità dell'assistenza.
Pnrr, il richiamo alle responsabilità delle Regioni
Il Presidente ha ricordato che il Pnrr destina 15,6 miliardi di euro alla salute, nell'ambito di un programma complessivo di oltre 194 miliardi assegnati all'Italia. Tra gli interventi richiamati figurano l'attivazione di 1.270 Case della comunità e 327 Ospedali di comunità, oltre alla realizzazione di nuovi posti letto di terapia intensiva e semintensiva, all'acquisto di grandi apparecchiature sanitarie e allo sviluppo della telemedicina e del Fascicolo sanitario elettronico.
Questi investimenti rispondono, secondo Mattarella, anche alle criticità emerse durante la pandemia, quando sono diventati evidenti i limiti di un'organizzazione dell'assistenza fortemente concentrata sugli ospedali e sulla medicina di base, senza un'adeguata rete intermedia di servizi territoriali.
Il passaggio più impegnativo riguarda ora l'attuazione delle riforme. Le Regioni sono chiamate a consolidare le innovazioni introdotte e a garantire che producano risultati misurabili nella qualità dei servizi erogati, con particolare attenzione ai territori che presentano maggiori ritardi rispetto agli standard assistenziali.
Universalismo e assistenza territoriale
Il richiamo del Quirinale collega quindi due esigenze: salvaguardare il carattere universalistico del Ssn e rendere effettiva la riorganizzazione dell'assistenza territoriale. La realizzazione delle strutture e l'introduzione delle nuove tecnologie costituiscono passaggi necessari, ma il risultato per i cittadini dipenderà dalla capacità di renderle operative e integrarle nei percorsi di cura.
Per medici e professionisti sanitari, la fase decisiva sarà quella del funzionamento dei nuovi servizi, della disponibilità di personale e del coordinamento tra ospedale, territorio e assistenza domiciliare. È su questo terreno che gli investimenti pubblici potranno contribuire a ridurre le disuguaglianze territoriali e a rafforzare l'effettiva tutela del diritto alla salute.
Il messaggio di Mattarella affida dunque alle istituzioni una responsabilità precisa: preservare il Servizio sanitario nazionale non soltanto come principio costituzionale, ma come sistema capace di garantire prestazioni e cure accessibili in tutto il Paese.




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