
Sul fine vita non possono esserci regole diverse a seconda della Regione in cui si vive. Schillaci interviene dopo la legge del Veneto sul suicidio assistito e richiama la necessità di una disciplina nazionale.
Il vuoto legislativo sul fine vita non può essere riempito da venti discipline regionali differenti. È la posizione espressa dal ministro della Salute Orazio Schillaci, a pochi giorni dall'approvazione in Veneto della legge sulle procedure per l'assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito.
Il ministro ha richiamato il percorso già indicato dalla Corte costituzionale e soprattutto il rischio di aggiungere nuove differenze territoriali a quelle che caratterizzano già l'accesso alle prestazioni sanitarie. Per Schillaci è "veramente impensabile" che su una materia tanto delicata possano affermarsi discipline differenti da Regione a Regione.
Il Veneto approva la sua legge sul suicidio assistito
L'intervento arriva dopo una novità precisa. Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato il 2 settembre, con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti, la legge sulle procedure di assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito. Il testo è stato promulgato l'8 settembre come legge regionale numero 17 del 2026.
La legge disciplina il percorso attraverso il quale il servizio sanitario regionale verifica le condizioni di accesso e individua le modalità di attuazione del suicidio medicalmente assistito. Prevede commissioni mediche multidisciplinari permanenti, il coinvolgimento del comitato etico e la gratuità delle attività previste dal percorso. Al paziente devono inoltre essere garantite informazioni sulle cure palliative e, qualora intenda usufruirne, queste devono essere assicurate con priorità assoluta.
Il Veneto interviene così su una materia nella quale manca ancora una disciplina organica nazionale. Ed è proprio questa possibilità di risposte territoriali differenti che Schillaci considera non sostenibile.
La Consulta: le Regioni possono disciplinare le procedure
Sul confine tra competenze statali e regionali è intervenuta la Corte costituzionale con la sentenza 204 del 2025, pronunciandosi sulla legge della Toscana. La Consulta ha riconosciuto che le Regioni possono adottare norme organizzative e procedurali sul suicidio medicalmente assistito anche in assenza di una legge statale organica. Devono però rispettare i principi fissati dalla legislazione nazionale e dalla stessa giurisprudenza costituzionale.
Il margine regionale non è quindi illimitato. La Corte ha dichiarato illegittime alcune disposizioni della legge toscana che intervenivano su ambiti riservati allo Stato, compresa la definizione dei requisiti per accedere al suicidio assistito. Secondo la Consulta, una Regione non può incidere sull'estensione concreta dei diritti coinvolti né sulle competenze statali in materia civile e penale e nella determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni.
Ne deriva una distinzione tra le condizioni sostanziali del suicidio medicalmente assistito, che non possono essere ridefinite localmente, e l'organizzazione sanitaria necessaria a dare seguito alle richieste, sulla quale le Regioni dispongono invece di uno spazio d'intervento.
Schillaci richiama il Parlamento
È proprio questa situazione a riportare il confronto sul livello nazionale. La Corte costituzionale ha già individuato con la sentenza 242 del 2019 le condizioni nelle quali l'aiuto al suicidio non è punibile, affidando alle strutture pubbliche del Ssn la verifica dei requisiti e delle modalità di esecuzione, previo parere del comitato etico competente. La sentenza 204/2025 ha però nuovamente evidenziato l'assenza di una disciplina statale organica.
Schillaci non entra nel merito di quale debba essere la soluzione legislativa. Il messaggio politico è però netto: su un diritto tanto delicato la risposta non può dipendere dalla Regione di residenza.
Il ministro ha definito il fine vita una questione etica e ha indicato nel Parlamento la sede nella quale affrontarla. In caso di una legge nazionale, ha osservato, i parlamentari dovrebbero poter votare secondo le proprie convinzioni personali.
Più spazio anche alle cure palliative
Accanto al suicidio medicalmente assistito, Schillaci ha richiamato la necessità di rafforzare le cure palliative. Il Governo, ha ricordato, ha destinato ulteriori risorse a questo settore, mentre nuove possibilità terapeutiche consentono di accompagnare i pazienti nelle fasi finali della vita in maniera più efficace e dignitosa.
Anche la nuova legge veneta prevede che chi presenta una richiesta di suicidio medicalmente assistito e non riceve già cure palliative venga informato della possibilità di accedervi. Se il paziente sceglie questa strada, l'assistenza deve essere garantita con priorità assoluta.
La questione aperta resta dunque nazionale: definire regole comuni sul fine vita lasciando alle Regioni l'organizzazione dei servizi, senza trasformare l'autonomia sanitaria in una differenza nei diritti riconosciuti ai cittadini.




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