
Non è soltanto la fine dell’età fertile. È una fase di profonda trasformazione dell’organismo, che può coinvolgere il sonno, l’umore, la memoria e la capacità di concentrazione. Ma che cosa accade, concretamente, nel cervello? Una nuova ricerca suggerisce uno scenario meno scontato del previsto: durante questa transizione, il volume della materia grigia appare relativamente stabile. Il dato arriva da uno studio dell’Amsterdam University Medical Center, pubblicato su Nature Communications, che ha messo a confronto tre grandi passaggi ormonali della vita femminile: pubertà, gravidanza e menopausa. L’analisi mostra che il cervello non reagisce alle oscillazioni degli ormoni seguendo un unico schema, ma cambia in modo diverso a seconda della fase attraversata.
Tre passaggi ormonali, tre risposte differenti
La pubertà, la gravidanza e la menopausa rappresentano momenti decisivi nella vita di una donna. In ciascuno di essi si verificano importanti variazioni ormonali, capaci di influire anche sul cervello. Finora, tuttavia, la ricerca si era concentrata soprattutto sulle prime due fasi, mentre i cambiamenti cerebrali legati alla transizione menopausale erano stati studiati meno.
Il gruppo coordinato da Sophie van’t Hof, neuroscienziata e dottoranda presso il Dipartimento di Psichiatria dell’Amsterdam University Medical Center, ha esaminato risonanze magnetiche strutturali eseguite in momenti diversi della pubertà, della gravidanza e della menopausa. I dati sono stati quindi confrontati con quelli di donne della stessa fascia d’età che non stavano attraversando quella specifica transizione. Complessivamente, lo studio ha utilizzato dati relativi a oltre mille donne. Le partecipanti seguite direttamente durante le tre transizioni erano 34 per la pubertà, 70 per la gravidanza e 120 per la menopausa. I gruppi di controllo comprendevano rispettivamente 108, 40 e 723 persone.
Pubertà e gravidanza rimodellano aree simili
Nelle prime due fasi di vita, i ricercatori hanno osservato una riduzione più rapida del volume complessivo e corticale della materia grigia rispetto ai gruppi di controllo. Le variazioni hanno interessato in parte zone simili, tra cui le aree associative delle cortecce prefrontale, parietale e temporale. Si tratta di regioni coinvolte in numerose funzioni complesse, anche se i risultati dello studio non consentono di tradurre direttamente un cambiamento di volume in una specifica conseguenza sulle capacità cognitive. Pubertà e gravidanza, inoltre, non hanno seguito percorsi del tutto sovrapponibili: accanto alle somiglianze sono emerse differenze in altre regioni cerebrali. Il risultato rafforza l’idea che anche le fasi caratterizzate da importanti oscillazioni ormonali possano lasciare tracce strutturali diverse.
In menopausa nessuna perdita significativa
Il dato più interessante riguarda proprio la terza fase di transizione femminile. Nelle donne in menopausa, le risonanze magnetiche non hanno evidenziato una riduzione significativa della materia grigia totale o corticale rispetto ai gruppi di donne in premenopausa e postmenopausa. «Il volume della materia grigia appare relativamente stabile», spiegano gli autori dello studio. Una conclusione che distingue nettamente questa fase dalla pubertà e dalla gravidanza, entrambe associate a una diminuzione del volume cerebrale in alcune aree. Questo risultato non significa che il cervello rimanga immutato o che i disturbi cognitivi riferiti da alcune donne siano privi di una base biologica. Lo studio si è concentrato sui cambiamenti strutturali osservabili attraverso la risonanza magnetica e non ha valutato, da solo, tutte le possibili modificazioni funzionali, metaboliche o cognitive associate alla menopausa.
Il possibile ruolo degli ormoni
Secondo i ricercatori, la temporanea stabilità osservata potrebbe essere collegata alla diminuzione degli ormoni steroidei sessuali che caratterizza questa fase della vita. Al momento, però, si tratta di un’ipotesi e non di un rapporto di causa ed effetto già dimostrato. «Le tre transizioni sono associate a differenti modelli di cambiamento strutturale del cervello, anziché a una risposta unica e uniforme alle variazioni ormonali», osservano gli autori. In altre parole, non basta che i livelli ormonali cambino perché il cervello reagisca sempre nello stesso modo. L’età, la fase biologica attraversata e le caratteristiche specifiche di ogni transizione sembrano contribuire a determinare risposte differenti.
Che cosa significa per le donne
Per una donna che sta affrontando la menopausa, il messaggio più importante è che eventuali episodi di dimenticanza, difficoltà di concentrazione o sensazione di annebbiamento mentale non possono essere interpretati automaticamente come il segno di una perdita significativa di materia grigia. Allo stesso tempo, i risultati non autorizzano a ignorare i sintomi. Se i disturbi della memoria, del sonno o dell’umore diventano persistenti e interferiscono con la vita quotidiana, è opportuno parlarne con il medico, perché possono dipendere da diversi fattori e richiedere una valutazione individuale. La ricerca infatti contribuisce soprattutto a superare una visione troppo semplice della menopausa come fase di inevitabile declino. Il cervello femminile continua ad adattarsi, ma lo fa attraverso meccanismi che la scienza deve ancora comprendere pienamente. Per chiarire i meccanismi biologici alla base dei risultati serviranno quindi nuovi studi, con dati ormonali e immagini cerebrali raccolti secondo criteri standardizzati e confrontabili. Soltanto così sarà possibile capire se la riduzione degli ormoni sessuali abbia davvero un ruolo diretto nella stabilità della materia grigia osservata durante la menopausa.




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