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Riforma SSN a costo zero? FoSSC: così rischia di restare sulla carta

Il Forum boccia l'invarianza finanziaria della delega ferma in Senato. Servono 5 miliardi aggiuntivi per rendere attuabile la riforma del Servizio sanitario
Sanità pubblica

Una riforma del Servizio sanitario nazionale senza risorse aggiuntive rischia di rimanere sulla carta. È l'allarme lanciato dal Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri ed Universitari Italiani (FoSSC) sul disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio e da allora fermo in Senato. Al centro della critica c'è l'invarianza finanziaria prevista dal provvedimento: per rendere effettivi gli interventi, a partire dall'integrazione tra ospedale e territorio, secondo il Forum occorre un incremento di 5 miliardi di euro.

Una riforma senza risorse rischia di non partire

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Il punto sollevato dalle società scientifiche non riguarda soltanto l'ammontare complessivo della spesa sanitaria. È la stessa possibilità di attuare una riforma strutturale del SSN senza prevedere risorse aggiuntive a essere messa in discussione. Il disegno di legge delega punta infatti a intervenire sull'organizzazione dell'assistenza e, in particolare, sul rapporto tra cure ospedaliere e territoriali, ma la clausola di invarianza finanziaria rischia di lasciare gli interventi privi degli strumenti necessari per tradursi in servizi.

"Riteniamo prioritario ottenere in Italia una reale e concreta integrazione tra il sistema di cure primarie e quelle ospedaliere", afferma Francesco Cognetti, coordinatore del FoSSC, ricordando come questa esigenza sia emersa con particolare evidenza durante la pandemia e sia diventata ancora più urgente con il progressivo invecchiamento della popolazione.

Per il Forum, tuttavia, non è possibile chiedere al sistema di riorganizzarsi senza intervenire contemporaneamente sulle carenze strutturali che ne limitano la capacità operativa. A pesare sono la carenza di medici, infermieri e altri professionisti sanitari, la scarsa attrattività di alcune specializzazioni, l'abbandono del servizio pubblico da parte dei professionisti più giovani e il ricorso ancora presente ai medici gettonisti per garantire la continuità di reparti e servizi.

Personale, posti letto e territorio: i problemi ancora aperti

Secondo FoSSC, queste difficoltà hanno conseguenze dirette sulla capacità del SSN di rispondere alla domanda di assistenza. Liste d'attesa, sovraffollamento dei Pronto soccorso e insufficienza dei posti letto non possono essere affrontati attraverso una riorganizzazione che non disponga anche delle risorse necessarie per sostenerla.

Cognetti richiama inoltre le difficoltà della sanità territoriale e mette in discussione i risultati ottenuti attraverso gli investimenti del PNRR. Senza interventi ulteriori, sostiene il Forum, continueranno anche l'indebolimento degli ospedali pubblici e la crescita della mobilità sanitaria, con un impatto particolarmente pesante sui cittadini delle Regioni meridionali e del Lazio.

Il Forum colloca queste criticità all'interno del divario di finanziamento che separa l'Italia dagli altri Paesi europei. Secondo i dati richiamati nel documento, l'Italia è al diciannovesimo posto in Europa per spesa sanitaria pro capite e ultima tra i Paesi del G7, con circa mille dollari in meno per cittadino rispetto alla media europea e OCSE.

Cinque miliardi in più per rendere attuabile la riforma

Da qui la richiesta di accompagnare il percorso parlamentare della delega con risorse aggiuntive. La cifra indicata è di 5 miliardi di euro, la stessa richiesta avanzata dal ministro della Salute Orazio Schillaci in vista della prossima legge di Bilancio per il 2027.

Per FoSSC, tuttavia, anche questo incremento deve essere letto alla luce di un divario molto più ampio. Il Forum quantifica infatti in 36 miliardi di euro l'anno la distanza tra il finanziamento italiano e la media europea e dei Paesi OCSE.

La questione posta dalle società scientifiche è quindi anche quella dell'attuazione: senza risorse aggiuntive, una riforma chiamata a modificare concretamente organizzazione, personale e rapporto tra ospedale e territorio rischia di produrre nuovi obiettivi normativi senza gli strumenti necessari per raggiungerli.

Sanità pubblica
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