
Più indirizzo e controllo nazionale sulla sanità regionale. Schillaci rivendica un ruolo più forte del ministero, dalla prevenzione al fine vita, e - nel farlo - torna a indicare i vaccini come elemento centrale delle politiche sanitarie.
Dopo oltre vent'anni di regionalismo sanitario, il ministero della Salute deve conservare un ruolo forte di indirizzo e controllo. È la linea ribadita da Orazio Schillaci alla Festa del Fatto Quotidiano alla Versiliana, dove il ministro ha legato il futuro del Servizio sanitario nazionale alla necessità di evitare che l'autonomia dei territori produca politiche e livelli di assistenza troppo differenti.
"Dal mio primo giorno ho rivendicato i compiti del ministero", ha detto Schillaci. "All'interno della regionalizzazione ci vuole un controllo. Questo l'ho sempre fatto e continuerò a farlo". Per il ministro la responsabilità nazionale diventa ancora più rilevante considerando il peso assunto dalla sanità nei bilanci regionali, che assorbe ormai la parte largamente prevalente delle risorse.
Il ministero rivendica indirizzo e controllo
La posizione non rappresenta una novità nella linea di Schillaci. Negli ultimi anni il ministro ha più volte sostenuto che il trasferimento di competenze alle Regioni non può tradursi nella rinuncia dello Stato a intervenire quando emergono criticità nell'accesso alle prestazioni o nell'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza.
Lo stesso principio è stato ribadito nel confronto sull'autonomia differenziata. La maggiore flessibilità regionale, secondo Schillaci, deve convivere con programmazione nazionale, standard comuni e garanzia uniforme del diritto alla salute. Una distinzione che lascia alle Regioni la gestione dei servizi, ma assegna al livello centrale il compito di impedire che le differenze organizzative si trasformino in disuguaglianze assistenziali.
Il ministro ha applicato lo stesso criterio anche al tema del fine vita. Sempre alla Versiliana ha giudicato inaccettabile che una materia tanto delicata possa essere disciplinata in modo differente da Regione a Regione. Un richiamo che allarga il problema oltre l'organizzazione dei servizi e investe direttamente l'uniformità delle regole sanitarie sul territorio nazionale.
Prevenzione come risposta all'invecchiamento
La necessità di un indirizzo comune emerge anche sul fronte della prevenzione. Schillaci ha ricordato che circa tre quarti della spesa del Ssn sono assorbiti dalla popolazione con più di 65 anni, mentre l'invecchiamento aumenta il peso delle patologie croniche e neurodegenerative.
"L'unica ricetta vera è puntare e investire sulla prevenzione", ha affermato il ministro, richiamando anche la necessità di rafforzare una cultura degli stili di vita e della responsabilità individuale. La prevenzione diventa così uno degli strumenti con cui contenere nel tempo la crescita della domanda sanitaria legata alla maggiore longevità.
La linea è coerente con il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, che assegna alle Regioni la predisposizione dei propri programmi territoriali all'interno di una programmazione nazionale comune e collega la loro valutazione al sistema di verifica dei Lea.
Schillaci torna a rivendicare il ruolo dei vaccini
Nel ragionamento sulla prevenzione Schillaci è tornato anche sul tema delle vaccinazioni, utilizzando toni più espliciti sulla loro funzione sanitaria. "La gente deve capire che alcune malattie si debellano solo con i vaccini. Sono un aspetto centrale della prevenzione", ha detto.
Il ministro ha attribuito le resistenze soprattutto a un problema culturale e alla paura diffusa nei confronti delle vaccinazioni. È un richiamo diretto alla centralità dei vaccini nelle politiche di prevenzione, dopo una fase nella quale il tema è rimasto politicamente più defilato rispetto agli anni della pandemia. E dopo un periodo di prudente silenzio delle istituzioni di fronte al caso della bimba palermitana morta di difterite senza avere ricevuto la corretta profilassi esavalente.
Privato convenzionato, "sussidiario ma con regole"
Il quadro delineato da Schillaci comprende anche il rapporto tra pubblico e privato convenzionato. Il ministro ha escluso che il secondo possa essere semplicemente eliminato dal sistema, definendolo una componente sussidiaria ormai strutturale dell'assistenza sanitaria italiana.
Il riferimento resta però il servizio pubblico. "Ovviamente dobbiamo puntare sul pubblico", ha precisato Schillaci, aggiungendo che per il privato convenzionato "ci vogliono delle regole". Anche in questo caso il criterio indicato è quello di un Ssn capace di integrare modelli organizzativi diversi mantenendo indirizzi, controlli e garanzie comuni su tutto il territorio nazionale.




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