|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scegli un Argomento
Scegli uno degli Argomenti da approfondire tra quelli più cliccati.
Non hai trovato nulla di tuo interesse? Cerca con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutti gli Argomenti facendo click su
Mostra Tutti
.
Scegli una Specializzazione
Clicca su una delle Specializzazioni per accedere a contenuti riguardanti esclusivamente la Specializzazione selezionata.
Non hai trovato la tua Specializzazione? Cercala con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutte le Specializzazioni facendo click su
Mostra Tutte
.
?

Giovani e suicidio, il disagio che corre veloce

Accessi record nei pronto soccorso pediatrici. L'appello degli specilisti: «serve una rete tra famiglia, scuola e servizi sanitari per proteggere bambini e adolescenti»
Pediatria
Sanità pubblica
Prevenzione

Ritiro sociale, isolamento, silenzio improvviso. Piccoli gesti spesso interpretati come una fase passeggera e che invece spiegano i numeri di una realtà che non si può ignorare: in Italia il suicidio rappresenta la terza causa di morte tra i giovani dai 15 ai 29 anni, dopo gli incidenti stradali e i tumori, e addirittura la seconda nei ragazzi maschi. In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, neuropsichiatri, psicologi e istituzioni lanciano un appello comune: riconoscere precocemente i segnali di sofferenza e costruire una rete di sostegno attorno agli adolescenti prima che la crisi arrivi all’emergenza. 

L’allarme che arriva dagli ospedali pediatrici

pubblicità

Uno dei dati più significativi arriva dall’esperienza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Negli ultimi 15 anni le consulenze neuropsichiatriche effettuate in pronto soccorso sono aumentate in modo impressionante: dalle 155 del 2011 alle 1.675 del 2025. Ancora più marcato l’incremento degli accessi per autolesionismo, ideazione suicidaria e tentato suicidio, passati nello stesso periodo da 12 a 445 casi. «Questi numeri ci dicono che la sofferenza psicologica di bambini e adolescenti arriva sempre più spesso fino all’emergenza – spiega Stefano Vicari, responsabile della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del nosocomio romano e professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore –. Non dobbiamo alimentare allarmismi, ma nemmeno minimizzare i segnali di disagio: l’autolesionismo, il ritiro, la disperazione o le frasi sul non voler più esserci vanno presi sul serio».

L’adolescenza, l’età più vulnerabile

Secondo gli specialisti, è proprio durante questa fase della vita che si registra il più rapido aumento dei comportamenti suicidari. Si tratta di un periodo caratterizzato da profondi cambiamenti neurobiologici, emotivi e relazionali, nella quale possono aumentare impulsività, fragilità emotiva e sensibilità ai giudizi e agli eventi sociali. Tra i principali fattori di rischio individuati dalla letteratura scientifica figurano depressione, precedenti tentativi di suicidio, comportamenti autolesivi, bullismo, cyberbullismo, consumo di sostanze, conflitti familiari, isolamento sociale e difficoltà relazionali con i coetanei. Un dato particolarmente rilevante riguarda l’autolesionismo. In Europa interessa circa un adolescente su cinque e, pur essendo distinto dalla volontà di togliersi la vita, non deve essere considerato un fenomeno minore. Chi mette in atto comportamenti autolesivi presenta infatti una probabilità quattro volte maggiore di tentare il suicidio nel corso della propria vita.

«Parlare di salute mentale deve diventare normale»

Per gli esperti, la parola d’ordine è prevenzione, «lo strumento più efficace per contrastare il comportamento suicidario», sottolinea Elisa Fazzi – presidente della Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (Sinpia), già ordinario dell’Università di Brescia e membro corrispondente straniero dell’Accademia Francese di Medicina. Ma prevenire gesti estremi significa iniziare ad agire molto prima dell’emergenza e passa dalla capacità degli adulti di creare ambienti in cui i giovani possano esprimere il proprio disagio senza paura di essere giudicati. «Dobbiamo imparare ad agire promuovendo la salute neuropsichiatrica fin dalle prime fasi della vita e creando intorno ai bambini e agli adolescenti una rete di adulti capaci di ascoltare e riconoscere i segnali di rischio – prosegue l’esperta –. Parlare di benessere neuropsichiatrico e chiedere aiuto devono diventare comportamenti normali, non qualcosa di cui vergognarsi». Un concetto che ribadisce con fermezza anche Carmela Bravaccio, vicepresidente Sinpia e professore ordinario e direttore della Neuropsichiatria Infantile dell’AOU Federico II di Napoli: «è necessario promuovere una cultura della salute neuropsichiatrica che coinvolga anche genitori, insegnanti, pediatri, medici di medicina generale, educatori e allenatori. Tutta la comunità deve essere in grado di intercettare precocemente situazioni di difficoltà e favorire l’accesso a un aiuto appropriato». 

L’importanza di famiglia, scuola e comunità

Gli specialisti concordano su un punto: la prevenzione non può essere affidata solo ai servizi sanitari. La famiglia resta uno dei più importanti fattori di protezione, grazie alla qualità della comunicazione, al sostegno emotivo e alla presenza di relazioni positive. Anche la scuola svolge un ruolo cruciale nel riconoscere precocemente il disagio e nel favorire la richiesta di aiuto. Programmi di educazione socio-emotiva, formazione degli insegnanti, contrasto al bullismo e percorsi di sostegno alla genitorialità sono oggi considerati strumenti fondamentali per ridurre il rischio e promuovere il benessere psicologico degli adolescenti.

Prevenire significa non lasciare soli i ragazzi

Il fenomeno assume una dimensione globale. Secondo i dati ricordati dall’Unicef ogni nove minuti nel mondo un adolescente tra i 15 e i 19 anni muore per suicidio. «Promuovere e proteggere la salute mentale è essenziale per aiutare bambini e giovani ad apprendere, crescere e realizzarsi», afferma Nicola Graziano, presidente di Unicef Italia. La sfida, secondo gli esperti, è superare il silenzio che spesso circonda la sofferenza psicologica. «I dati sui suicidi e sui tentativi di suicidio tra i giovani sono ogni anno più preoccupanti e ci dicono quanto sia urgente intercettare il disagio prima che diventi emergenza – osserva Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi – nessun giovane che manifesta una sofferenza o chiede aiuto deve trovarsi solo». «Famiglia, scuola, sanità e comunità hanno una responsabilità comune: fare in modo che nessun ragazzo debba affrontare da solo una sofferenza che può essere riconosciuta e curata», prosegue Lino Nobili, referente SINPIA per la Liguria, professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all'Università di Genova e direttore della Neuropsichiatria Infantile dell'Istituto Pediatrico Gaslini di Genova.

Dalla linea Lucy alle "sentinelle di comunità": come si prova a intercettare il disagio

Accanto all'allarme, arrivano anche strumenti concreti di supporto. Per rispondere alle richieste di aiuto di ragazzi e famiglie, il Bambino Gesù ha attivato la linea telefonica Lucy (06.6859.2265), un servizio di consulenza psicologica urgente attivo 24 ore su 24. Sul fronte della prevenzione territoriale, l'Istituto superiore di sanità partecipa invece alla Joint Action europea Prism, che punta a formare una rete di sentinelle di comunità, medici di medicina generale, operatori dei servizi di ascolto e altre figure in grado di riconoscere precocemente i segnali di rischio e indirizzare le persone verso i servizi specialistici. Il progetto prevede l'adattamento al contesto italiano del programma formativo Bizi, già sviluppato dal Servizio sanitario basco.

Pediatria
Sanità pubblica
Prevenzione
Commenti

I Correlati

Social, chat e IA: cresce il rischio di dipendenza digitale nei più giovani. I pediatri: «niente smartphone personale prima dei 13 anni»
Pediatria
Leggimi

Ultime News

Ti potrebbero interessare
Febbre ricorrente nei bambini: quando pensare alla PFAPA?
Febbre
Febbre ricorrente nei bambini: quando pensare alla PFAPA?
Una revisione sistematica e meta-analisi sui biomarcatori circolanti nella PFAPA conferma il valore di PCR e SAA nel monitoraggio dell’attività di malattia, ma non identifica ancora un marcatore affidabile per distinguere la sindrome dalle infezioni
Culle vuote, ospedali da ripensare: come cambierà il SSN
Sanità pubblica
Culle vuote, ospedali da ripensare: come cambierà il SSN
Il nuovo rapporto Istat conferma il crollo delle nascite. Dalla rete dei punti nascita alla pediatria, fino all'assistenza agli anziani, cambia la domanda di salute.
Obesità infantile, l’OMS frena sui farmaci: prima dieta, attività fisica e supporto psicologico
Obesità
Obesità infantile, l’OMS frena sui farmaci: prima dieta, attività fisica e supporto psicologico
Le nuove linee guida indicano i medicinali anti-obesità per adolescenti solo quando gli interventi sullo stile di vita non hanno dato risultati. No a farmaci e chirurgia sotto i 10 anni
Tubercolosi nei bambini, al Meyer arriva la terapia che si scioglie in acqua
Farmaci
Tubercolosi nei bambini, al Meyer arriva la terapia che si scioglie in acqua
L’ospedale pediatrico fiorentino è il primo in Italia a rendere disponibile una formulazione con dosaggi specifici per i pazienti più piccoli. Le nuove compresse riducono il rischio di errori e rendono più semplice la gestione delle cure da parte del

Siamo oltre 250.000 medici: aggiornati e informati.

Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.