
La volontà è chiudere rapidamente il nuovo contratto dei medici e dei dirigenti sanitari. Ma non al prezzo di utilizzare il Ccnl per compensare le carenze di personale aumentando la disponibilità richiesta ai professionisti già in servizio. È questo il terreno sul quale Cimo-Fesmed alza il livello dello scontro nella trattativa per il rinnovo 2025-2027, fino a prospettare la possibilità di non firmare il pre-accordo.
L'avvertimento arriva mentre Governo, Regioni e Aran puntano a concludere il negoziato entro l'autunno. Il prossimo passaggio è già fissato per il 22 settembre, quando l'Aran presenterà ai sindacati una bozza completa del contratto, comprensiva della parte economica. "La nostra intenzione è quella di chiudere il contratto il prima possibile, ma diventa difficile farlo se continuiamo a ricevere bozze di testo peggiori delle precedenti", afferma Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed.
Il confronto sulle condizioni di lavoro
Cimo-Fesmed non ha indicato nel dettaglio quali modifiche contenute nell'ultimo articolato abbiano determinato la nuova presa di posizione. Le criticità, tuttavia, si inseriscono in un confronto aperto fin dall'avvio della trattativa.
Già ad aprile la Federazione aveva espresso preoccupazione per alcuni passaggi dell'atto di indirizzo delle Regioni, chiedendo che le difficoltà nel reperire personale non si traducessero in un arretramento delle tutele raggiunte negli ultimi contratti. L'attenzione era stata concentrata soprattutto su orario di lavoro, attività fuori sede e pronta disponibilità, con la richiesta di non utilizzare una maggiore flessibilità organizzativa per aumentare i carichi dei medici e dei dirigenti sanitari.
La trattativa comprende però anche altri aspetti ancora da definire. Nell'incontro del 9 settembre sono stati affrontati il sistema delle relazioni sindacali, la disciplina degli incarichi dirigenziali, le ferie e i fondi destinati alla componente accessoria della retribuzione. Cimo-Fesmed ha inoltre posto nel corso del negoziato il tema della libera professione, della progressione professionale e di una maggiore uniformità nell'applicazione delle norme contrattuali tra le aziende sanitarie.
Restano aperte anche le questioni economiche
Il confronto non riguarda soltanto la parte normativa. A luglio Cimo-Fesmed aveva già abbandonato una seduta negoziale contestando la quantificazione delle risorse destinate all'indennità di specificità medica e sanitaria e chiedendo chiarimenti sulla loro effettiva disponibilità. La Federazione aveva sollevato anche il problema delle risorse necessarie per adeguare il trattamento economico delle ferie e della valorizzazione dei dirigenti con incarichi professionali e maggiore anzianità.
La bozza del 22 settembre dovrebbe consentire di verificare per la prima volta l'equilibrio complessivo tra questi elementi. Aran presenterà infatti anche la struttura della retribuzione e dei trattamenti accessori, facendo sintesi del lavoro svolto nei mesi precedenti.
Per Cimo-Fesmed la disponibilità a raggiungere rapidamente un accordo rimane. Quici riconosce che il confronto si è svolto finora in un clima "positivo e costruttivo", ma avverte che l'accelerazione non può tradursi in un peggioramento delle condizioni normative.
La partita si sposta così sulla bozza completa di fine settembre. Sarà quel testo a chiarire se la chiusura entro l'autunno sia compatibile con le richieste sindacali o se le questioni ancora aperte, dalle condizioni di lavoro alle risorse economiche, siano destinate a rendere più difficile il raggiungimento del pre-accordo.




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