
Le ondate di calore e l’aria sempre più irrespirabile nelle città non sono solo fastidi stagionali, ma veri fattori di rischio per chi convive con una malattia cardiovascolare. A confermarlo è una revisione sistematica delle evidenze scientifiche pubblicata sullo European Journal of Preventive Cardiology, che mette nero su bianco un legame ormai difficile da ignorare: la crisi climatica è, a tutti gli effetti, anche una crisi della nostra salute.
Come il clima altera pressione, glicemia e colesterolo
Il lavoro dei ricercatori mostra che i cambiamenti climatici provocati dall’uomo peggiorano, in modo diretto o indiretto, condizioni già note come ipertensione, diabete e iperlipidemia, con valori più alti di colesterolo e trigliceridi nel sangue. Non si tratta di un effetto isolato: le temperature elevate e le ondate di calore risultano fortemente collegate a un incremento della morbilità e della mortalità per malattie cardiovascolari. A questo si aggiungono nuovi rischi legati proprio all’ipertensione e tassi di incidenza più alti sia per il diabete di tipo 1 sia per quello di tipo 2, oltre che per il diabete gestazionale nelle donne in gravidanza.
Anziani, donne e fragilità sociale: le categorie a rischio
Non tutti sono esposti allo stesso modo. Gli effetti del clima sulla salute cardiovascolare colpiscono con particolare durezza gli anziani, le minoranze etniche e le persone con un basso livello socioeconomico. Anche le donne risultano tra le categorie più vulnerabili, a causa delle loro caratteristiche fisiologiche, dei ruoli di cura che spesso ricoprono in famiglia e della maggiore esposizione alle responsabilità legate all’alimentazione domestica. A spiegare la portata del fenomeno è Anna Vittoria Mattioli, professoressa al Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell'Università di Bologna e tra gli autori dello studio: «Il cambiamento climatico altera una serie di elementi che sono fondamentali per la nostra salute, come l’aria pulita, l’acqua potabile, la sicurezza alimentare e condizioni ambientali adeguate, con il rischio di vanificare decenni di progressi nel campo della salute pubblica».
Cosa serve per proteggere i pazienti più fragili
Di fronte a questo scenario, gli autori della revisione indicano una strada precisa. Il personale sanitario ha un ruolo centrale nell’individuare i pazienti più vulnerabili e nel costruire interventi su misura per proteggerli. Ma non basta: servono anche scelte politiche coraggiose per contrastare la crisi climatica, a partire dall’eliminazione graduale dei combustibili fossili su scala globale. Una battaglia che riguarda l’ambiente, ma che passa direttamente da ciascuno di noi.




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