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Ondate di calore, FADOI: sopra i 40 °C aumenta il rischio di colpo di calore e complicanze nei pazienti fragili

Gli internisti ospedalieri richiamano l'attenzione sui rischi sanitari delle temperature estreme. Idratazione, monitoraggio delle terapie e riconoscimento precoce dei sintomi sono essenziali per proteggere anziani e pazienti con patologie croniche.
Salute

Secondo gli internisti, il rischio aumenta progressivamente con l'innalzarsi delle temperature. Quando il caldo si associa a elevati livelli di umidità, i meccanismi fisiologici deputati alla dispersione del calore diventano meno efficaci, favorendo la perdita di liquidi ed elettroliti, l'aumento del lavoro cardiovascolare e la comparsa di sintomi quali affaticamento, debolezza e ipotensione.

Le condizioni diventano particolarmente critiche quando le temperature raggiungono o superano i 40 °C. In queste circostanze l'organismo può non riuscire più a mantenere l'equilibrio termico, con il rischio di sviluppare disidratazione severa, alterazioni della pressione arteriosa, disturbi neurologici e colpo di calore, una condizione che può compromettere rapidamente la funzionalità di cervello, cuore e reni e richiede un trattamento medico immediato.

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Gli specialisti evidenziano inoltre che il principale fattore di rischio non è rappresentato soltanto dai picchi di temperatura, ma dalla durata delle ondate di calore. La persistenza di giornate molto calde, associate a temperature notturne elevate, impedisce infatti all'organismo di recuperare lo stress fisiologico accumulato, determinando una progressiva disidratazione e un incremento dello stress cardiovascolare. Questo fenomeno si traduce in un aumento dei ricoveri per scompenso cardiaco, insufficienza renale, infezioni e riacutizzazioni delle patologie respiratorie.

Le categorie più vulnerabili comprendono gli anziani e i pazienti affetti da scompenso cardiaco, ipertensione arteriosa, insufficienza renale, diabete mellito, malattie respiratorie croniche, patologie neurologiche e disturbi cognitivi. In questi soggetti è fondamentale mantenere un'adeguata idratazione, limitare l'esposizione al sole nelle ore centrali della giornata, garantire ambienti domestici freschi e consultare tempestivamente il medico in presenza di sintomi quali capogiri, riduzione della diuresi o marcati cali pressori.

FADOI richiama inoltre l'attenzione sulla gestione delle terapie farmacologiche durante i periodi di caldo intenso. Alcuni medicinali, come diuretici, lassativi e antipertensivi, possono aumentare il rischio di disidratazione e ipotensione, mentre nei pazienti diabetici la perdita di liquidi può compromettere il controllo glicemico. Anche i farmaci antinfiammatori non steroidei possono influire negativamente sulla funzione renale in condizioni di disidratazione.

Analoga cautela è raccomandata nei pazienti in trattamento con antidepressivi, antipsicotici e stabilizzatori dell'umore, poiché alcune di queste terapie possono ridurre la capacità di dissipare il calore o alterare la percezione della sete. Gli internisti ribadiscono che i trattamenti non devono essere modificati o sospesi autonomamente, ma esclusivamente dopo una valutazione medica.

Per FADOI, la prevenzione resta lo strumento più efficace per ridurre l'impatto sanitario delle ondate di calore. Un'adeguata idratazione, l'adozione di comportamenti protettivi e una particolare attenzione alle persone più vulnerabili possono contribuire a limitare ricoveri e mortalità associati agli eventi climatici estremi.

Salute
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