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Ictus e sessualità: un tema ancora poco affrontato nella riabilitazione

Quando si parla di ictus, l'attenzione è rivolta soprattutto alla tempestività delle cure, al recupero motorio e alla riabilitazione neurologica. Esiste però un aspetto fondamentale che continua a rimanere in secondo piano: la sessualità e la vita af
Salute

In Italia oltre un milione di persone vive con le conseguenze di un ictus. Accanto alle limitazioni fisiche e neurologiche, molti pazienti affrontano difficoltà che riguardano la sfera emotiva, relazionale e sessuale.

Le principali criticità possono comprendere:

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  • riduzione del desiderio sessuale;
  • difficoltà di eccitazione;
  • disfunzione erettile;
  • problemi nel raggiungimento dell'orgasmo;
  • paura di riprendere l'attività sessuale;
  • diminuzione dell'intimità nella coppia.

Secondo la letteratura scientifica internazionale, almeno il 50% delle persone colpite da ictus sviluppa qualche forma di disfunzione sessuale dopo l'evento, sebbene le percentuali varino in base agli studi.

Le difficoltà non sono solo fisiche

Le alterazioni della sessualità dopo un ictus non dipendono esclusivamente dalle conseguenze neurologiche.

A incidere sono spesso anche:

  • depressione e ansia;
  • paura di una recidiva;
  • cambiamenti dell'immagine corporea;
  • difficoltà motorie;
  • disturbi della sensibilità;
  • problemi di linguaggio;
  • modificazioni delle dinamiche di coppia.

Nonostante ciò, il tema viene affrontato raramente durante le visite di controllo o nei programmi riabilitativi, lasciando molti pazienti e caregiver senza indicazioni o supporto.

Le principali società scientifiche internazionali raccomandano di includere la salute sessuale nei percorsi di follow-up delle persone colpite da ictus.

Una corretta informazione e un dialogo aperto tra paziente, partner e operatori sanitari possono infatti favorire il recupero della vita affettiva e contribuire al benessere complessivo.

«La sessualità rappresenta una componente fondamentale della salute e del benessere della persona e dovrebbe essere considerata parte integrante del percorso di recupero dopo un ictus», spiega Massimo Del Sette, direttore della Neurologia con Centro Ictus dell'IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova.

Secondo lo specialista, affrontare questo tema significa prendersi cura della persona nella sua globalità, migliorando concretamente la qualità della vita.

A.L.I.Ce. Italia: serve superare il tabù

Per A.L.I.Ce. Italia OdV, la riabilitazione moderna non può limitarsi al recupero delle funzioni neurologiche.

«Quando si sopravvive a un ictus si desidera tornare a vivere pienamente, non semplicemente sopravvivere», sottolinea Andrea Vianello.

L'associazione chiede che il tema della sessualità entri stabilmente nei percorsi assistenziali, affinché pazienti e caregiver possano ricevere informazioni corrette, supporto professionale e indicazioni utili per affrontare una fase spesso vissuta con timore e imbarazzo.

Un approccio centrato sulla persona

Secondo A.L.I.Ce. Italia, parlare di sessualità dopo un ictus significa parlare di dignità, autonomia e diritti della persona.

Il recupero della qualità della vita passa infatti anche attraverso:

  • il benessere emotivo;
  • le relazioni affettive;
  • l'autostima;
  • il mantenimento di una soddisfacente vita sociale e sessuale.

Superare questo tabù rappresenta quindi un passo importante verso una medicina sempre più centrata sulla persona, capace di accompagnare i pazienti non solo nella sopravvivenza, ma nel ritorno a una vita piena.

Salute
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