
Il profilo del microbiota intestinale potrebbe diventare uno strumento utile per identificare i pazienti con melanoma resecato ad alto rischio maggiormente esposti a recidiva dopo immunoterapia adiuvante. È quanto emerge da un’analisi condotta nell’ambito dello studio clinico di fase 3 CheckMate 915, che ha valutato l’associazione tra composizione del microbioma intestinale ed esiti clinici in pazienti trattati con inibitori dei checkpoint immunitari.
Lo studio ha coinvolto 674 pazienti, selezionati tra i 1.833 arruolati nel trial, che hanno fornito campioni fecali prima dell’inizio del trattamento. I partecipanti hanno ricevuto nivolumab in monoterapia oppure la combinazione nivolumab più ipilimumab dopo resezione chirurgica del melanoma. L’analisi metagenomica shotgun ha consentito una caratterizzazione ad alta risoluzione della flora batterica intestinale.
I risultati mostrano che alcuni gruppi batterici presenti prima dell’avvio della terapia, tra cui Eubacterium, Ruminococcus, appartenenti ai Firmicutes e Clostridium, risultano associati al rischio di recidiva. Le meta-analisi effettuate nelle diverse aree geografiche incluse nello studio hanno inoltre individuato marcatori condivisi, pur confermando l’esistenza di una componente geografica nella composizione del microbiota.
L’accuratezza predittiva è risultata particolarmente elevata quando i profili microbiologici della popolazione utilizzata per la validazione erano strettamente sovrapponibili a quelli della coorte di sviluppo. Nei soggetti con microbiota altamente simile, definito da una divergenza di Jensen-Shannon pari o inferiore a 0,11, l’area sotto la curva (AUC) per la previsione della recidiva ha raggiunto valori compresi tra 0,78 e 0,94 nelle diverse regioni analizzate.
L’indagine ha inoltre evidenziato che la composizione del microbiota intestinale rimane sostanzialmente stabile durante il trattamento immunoterapico. Nei campioni raccolti a 7 e 29 settimane dall’inizio della terapia non sono infatti emerse modificazioni rilevanti, suggerendo che il profilo batterico osservato prima del trattamento rappresenti una caratteristica relativamente persistente.
Gli autori sottolineano come, nonostante gli inibitori dei checkpoint immunitari abbiano modificato in modo significativo il trattamento del melanoma resecato ad alto rischio, il beneficio clinico resti eterogeneo: circa un quarto fino al 40% dei pazienti sviluppa una recidiva nonostante la terapia adiuvante, mentre una parte dei soggetti può andare incontro a tossicità immuno-correlate di grado severo.
I dati rafforzano le evidenze sul ruolo del microbiota intestinale come modulatore della risposta all’immunoterapia e indicano la possibilità di sviluppare biomarcatori microbiologici in grado di supportare la stratificazione del rischio e la personalizzazione delle strategie terapeutiche. Saranno tuttavia necessari ulteriori studi prospettici per confermarne l’applicabilità nella pratica clinica e definirne l’impiego nella selezione dei pazienti candidati ai diversi approcci immunoterapici.



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