
La trombosi venosa superficiale è una frequente complicanza della malattia venosa cronica, caratterizzata da trombosi e infiammazione delle vene superficiali. Sebbene la terapia della fase acuta sia ben definita, persistono importanti criticità nella gestione del rischio residuo, poiché attualmente non esistono raccomandazioni internazionali dedicate alla prevenzione delle recidive nel lungo termine.
Per colmare questa lacuna è stato realizzato METRO (Mesoglycan for long-term secondary prevention in patients with superficial vein thrombosis), uno studio multicentrico, randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco, della durata di 24 mesi. La ricerca ha coinvolto oltre 550 pazienti arruolati in 16 centri italiani ed è stata coordinata dall'Azienda Ospedale-Università di Padova.
I risultati evidenziano che il trattamento con mesoglicano dopo la conclusione della terapia prevista per la fase acuta determina una riduzione statisticamente significativa delle recidive di TVS rispetto al placebo, con un abbattimento del rischio pari al 30%. Nel gruppo placebo il tasso di recidiva ha raggiunto il 39% a due anni di follow-up, confermando la rilevanza clinica del rischio residuo.
Il mesoglicano appartiene alla classe degli antitrombotici ed è già impiegato nella prevenzione e nel trattamento della malattia venosa cronica. Secondo gli autori dello studio, il beneficio osservato non dipenderebbe esclusivamente dall'azione anticoagulante. Le proprietà antitrombotiche, profibrinolitiche e antinfiammatorie della molecola, unite all'effetto sul glicocalice endoteliale, sembrerebbero infatti favorire il recupero funzionale della parete vascolare danneggiata dal processo trombotico, contribuendo a un effetto protettivo che si mantiene anche dopo la sospensione della terapia.
Gli sperimentatori sottolineano come METRO rappresenti il primo studio prospettico internazionale ad aver valutato efficacia e sicurezza di un trattamento farmacologico nella prevenzione secondaria della trombosi venosa superficiale. Le evidenze ottenute suggeriscono inoltre che questa patologia non debba essere considerata una condizione clinica minore, alla luce dell'elevata frequenza di recidive osservata nei pazienti non sottoposti a un trattamento prolungato.
Secondo gli autori, i dati prodotti dallo studio potrebbero contribuire a colmare un'importante lacuna nella gestione della TVS e costituire la base scientifica per futuri aggiornamenti delle linee guida internazionali. L'approccio basato sulla protezione e sul recupero della funzionalità della parete venosa potrebbe infatti rappresentare una nuova opportunità terapeutica per migliorare gli esiti clinici e la qualità di vita dei pazienti con trombosi venosa superficiale.

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