
Le patologie cardiovascolari continuano a rappresentare una delle principali cause di morte e disabilità a livello globale. Dietro eventi acuti come infarto e ictus si nasconde spesso un processo patologico lento e silenzioso, che può iniziare già in età adolescenziale e progredire per decenni prima di manifestarsi clinicamente. Per questo motivo la comunità scientifica punta sempre più su strumenti capaci di individuare precocemente i soggetti a rischio.
Nel corso dell’incontro è stato evidenziato come il rischio cardiovascolare non dipenda esclusivamente da fattori modificabili quali ipertensione, diabete, obesità, fumo o dislipidemia, ma sia influenzato anche da una componente genetica rilevante. In particolare, condizioni ereditarie come l’ipercolesterolemia familiare o alcune trombofilie possono aumentare significativamente la probabilità di sviluppare eventi cardiovascolari e trombotici già in età relativamente giovane.
Tra i temi più discussi figura il ruolo della lipoproteina(a), biomarcatore genetico emergente considerato sempre più importante nella stratificazione del rischio cardiovascolare. Livelli elevati di questa particella lipidica possono infatti favorire lo sviluppo di malattie cardiovascolari anche in persone apparentemente sane, rendendo il suo dosaggio uno strumento potenzialmente utile per rafforzare le strategie di prevenzione primaria.
Parallelamente, la ricerca continua ad ampliare l’arsenale terapeutico per il controllo del colesterolo. Accanto alle statine e agli inibitori di PCSK9, nuove molecole promettono una riduzione più efficace dei livelli di colesterolo LDL e una maggiore aderenza ai trattamenti nei pazienti ad alto rischio.
Un altro filone di grande interesse riguarda gli agonisti del recettore GLP-1. Nati per il trattamento del diabete e oggi impiegati anche nella gestione dell’obesità, questi farmaci hanno dimostrato benefici che vanno oltre la perdita di peso, contribuendo a ridurre il rischio di infarto, ictus e mortalità cardiovascolare attraverso meccanismi che coinvolgono infiammazione, funzione vascolare e processi trombotici.
Sul fronte diagnostico, cresce l’utilizzo di metodiche di imaging in grado di identificare precocemente il danno vascolare. L’ecografia carotidea, ad esempio, consente di rilevare la presenza di placche aterosclerotiche prima della comparsa dei sintomi, favorendo un approccio predittivo alla malattia cardiovascolare.
Particolare attenzione è stata dedicata anche ai pazienti oncologici, nei quali il rischio trombotico rappresenta una delle principali complicanze. Durante il congresso è stato presentato uno studio prospettico multicentrico finalizzato allo sviluppo di un nuovo score predittivo basato su biomarcatori e caratteristiche cliniche del paziente. L’obiettivo è migliorare la stratificazione del rischio e identificare con maggiore precisione i soggetti che potrebbero beneficiare di una profilassi anticoagulante personalizzata.

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