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Malattia venosa cronica, dai capillari al rischio cardiovascolare: l’infiammazione al centro della ricerca

Venereologia

Dolore, senso di pesantezza, gonfiore, crampi notturni e prurito rappresentano alcuni dei segnali più frequenti della malattia venosa cronica (MVC), una condizione molto diffusa che può interessare fino alla metà della popolazione. Le manifestazioni cliniche variano dalla comparsa di teleangectasie e vene varicose fino, nelle fasi avanzate, a edema persistente, alterazioni cutanee e ulcere.

Nonostante l’ampia diffusione, questi segni vengono spesso interpretati come semplici disagi estetici, mentre riflettono una patologia progressiva. La MVC è infatti caratterizzata da meccanismi infiammatori che possono coinvolgere l’intero sistema circolatorio, contribuendo nel tempo a modificare l’equilibrio cardiovascolare.

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Questi temi sono stati al centro di “EnGAGing Flow 2026 – Dove scorre l’innovazione vascolare”, incontro scientifico che ha riunito a Milano specialisti impegnati nello studio delle patologie venose. Secondo Teresa Lucia Aloi, chirurga vascolare dell’IRCCS Maugeri di Montescano, molte persone – soprattutto donne – si rivolgono allo specialista per l’impatto visivo dei capillari dilatati o delle varici, senza considerare la natura evolutiva della malattia. Tra i principali fattori predisponenti figurano familiarità, eccesso ponderale, sedentarietà, attività lavorative che comportano lunghe ore in posizione statica e gravidanza.

Un elemento chiave nella fisiopatologia è il progressivo danno dell’endotelio, il sottile rivestimento interno dei vasi che regola il tono vascolare e la risposta infiammatoria. Come evidenziato da Angelo Santoliquido, responsabile scientifico dell’evento, la perdita della funzionalità valvolare e l’attivazione di circuiti infiammatori auto-perpetuanti contribuiscono alla comparsa e al peggioramento dei sintomi. Intervenire su questi meccanismi significa agire non solo sulla manifestazione clinica, ma anche sui processi alla base della malattia.

Durante il confronto è stata inoltre richiamata l’attenzione sulla trombosi venosa superficiale, formazione di coaguli nelle vene degli arti inferiori a lungo ritenuta di scarso rilievo clinico. Oggi si riconosce invece un possibile collegamento con eventi tromboembolici più gravi, che possono coinvolgere il circolo profondo e, nei casi severi, l’apparato respiratorio.

È stata infine discussa la relazione tra insufficienza venosa cronica e patologia emorroidaria, condizioni accomunate da alterazioni del microcircolo e fenomeni infiammatori locali e sistemici. Gli esperti sottolineano la necessità di un approccio integrato, orientato a diagnosi tempestiva, monitoraggio continuativo e gestione personalizzata, per migliorare la qualità di vita dei pazienti e limitare la progressione della malattia.

Venereologia
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