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Medicina interna in sovraccarico: l’overbooking degli anziani rivela una crisi strutturale

Medicina Interna Redazione DottNet | 23/03/2026 10:50

Oltre il 77% dei ricoverati ha più di 70 anni e quasi la metà dei reparti è in overbooking. Per gli internisti il problema non è emergenziale ma legato a organizzazione e territorio.

Gli over 80 in Italia sono già 4,6 milioni e, secondo le proiezioni, raddoppieranno entro il 2060. Un dato che sta già ridefinendo il volto degli ospedali: oggi il 77% dei ricoverati nei reparti di medicina interna ha più di 70 anni e presenta in media oltre quattro patologie croniche.

Un cambiamento demografico profondo che il sistema sanitario fatica a intercettare, con effetti evidenti sulla tenuta dei reparti. Il risultato è un sovraccarico ormai diffuso: il tasso medio di occupazione dei posti letto è del 99% e quasi una struttura su due è in overbooking.

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Reparti "a bassa intensità" con pazienti complessi

Uno dei principali elementi di criticità riguarda la classificazione organizzativa della medicina interna, ancora considerata a "bassa intensità di cura".

Una definizione sempre più distante dalla realtà. Oggi oltre la metà dei pazienti ricoverati (50,9%) richiede un livello assistenziale medio-alto, mentre solo il 5,6% rientra nella categoria di bassa intensità.

"Il vero errore diagnostico lo sta commettendo la programmazione sanitaria", afferma Andrea Montagnani, presidente FADOI. "Troppi modelli organizzativi continuano a collocare la medicina interna in una fascia assistenziale che non corrisponde più alla complessità dei pazienti".

Questa impostazione ha conseguenze dirette: meno personale, meno posti letto e minori dotazioni tecnologiche, in un contesto in cui la domanda assistenziale è in crescita.

Overbooking e boarding: quando il sistema si blocca

La carenza di letti e personale si traduce in un fenomeno ormai strutturale: il boarding, ovvero la permanenza prolungata dei pazienti nei pronto soccorso in attesa di un ricovero.

Secondo i dati FADOI, la mancanza di posti letto è responsabile di circa due terzi dei casi di permanenza prolungata nei Ps. Una situazione che riflette un equilibrio fragile tra domanda e offerta e che espone il sistema a continue tensioni.

Alla base non c’è solo un problema ospedaliero. Circa il 27% delle giornate di ricovero potrebbe essere evitato con una migliore presa in carico territoriale, mentre il 22% dei letti è occupato da pazienti che potrebbero essere dimessi ma restano in reparto per l’assenza di alternative assistenziali.

Le cause sono note: carenza di strutture intermedie, difficoltà nell’assistenza domiciliare e limiti nel supporto alle famiglie.

Personale insufficiente e rischio clinico

Il sovraccarico organizzativo ha ricadute anche sulla sicurezza delle cure. In media manca un medico su cinque e una percentuale analoga riguarda il personale infermieristico, con situazioni in cui le carenze superano il 30% degli organici.

"Definire ‘bassa’ l’intensità della medicina interna significa giustificare rapporti numerici inadeguati rispetto alle esigenze dei pazienti", osserva Montagnani. "Se la qualità dei processi organizzativi è centrale per la prevenzione del rischio, il sottodimensionamento del personale diventa un problema di sistema".

Un aspetto che si collega direttamente anche al tema della responsabilità professionale. La fragilità dei pazienti, infatti, non attenua il dovere di cura: al contrario, rende ogni errore potenzialmente più rilevante.

Un problema strutturale, non emergenziale

Il quadro che emerge non è quello di una criticità temporanea, ma di una trasformazione strutturale del sistema sanitario, guidata dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente complessità clinica dei pazienti.

Per gli internisti, la risposta passa da un cambio di prospettiva: riconoscere la medicina interna come area a medio-alta intensità di cura e investire su personale, organizzazione e integrazione con il territorio.

"Investire nella medicina interna è l’unico modo per garantire ai cittadini il diritto alla cura e ai medici il diritto di curare senza diventare i capri espiatori di carenze strutturali", conclude Montagnani.

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