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Controlli fiscali negli studi medici: quali sono i diritti (di legge) del professionista

Medlex Redazione politico sanitaria | 17/04/2026 17:06

Dallo Statuto del contribuente ai limiti di durata: le garanzie che regolano l’accesso della Guardia di Finanza

Quando si parla di controlli fiscali negli studi medici, l’attenzione si concentra spesso su cosa può essere verificato e su come comportarsi nelle fasi iniziali. Meno evidente, ma altrettanto rilevante, è il quadro di diritti che tutela il professionista durante l’attività ispettiva.

Le regole che disciplinano l’accesso sono contenute nella legge 27 luglio 2000 n. 212, lo Statuto dei diritti del contribuente, e in particolare nell’articolo 12, che rappresenta il riferimento normativo principale in materia di verifiche fiscali.

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Un quadro di garanzie durante il controllo

Lo Statuto del contribuente definisce un insieme di garanzie che devono essere rispettate nel corso dell’attività ispettiva. Non si tratta di aspetti formali, ma di elementi che incidono direttamente sulle modalità con cui il controllo può essere svolto.

In primo luogo, l’attività di verifica deve avvenire durante il normale orario di lavoro, evitando interferenze arbitrarie con lo svolgimento dell’attività professionale. Si tratta di un principio che, negli studi medici, assume un rilievo particolare, perché il controllo si inserisce in un contesto in cui è necessario garantire anche la continuità dell’assistenza ai pazienti.

Diritto all’informazione e assistenza

Il professionista ha diritto a essere informato in modo chiaro sui motivi del controllo, sulle modalità con cui verrà effettuato e sulle possibili conseguenze. A questo si affianca la possibilità di farsi assistere da un professionista di fiducia fin dalle prime fasi dell’accesso.

Questo aspetto è centrale perché consente di affrontare il controllo con maggiore consapevolezza, evitando decisioni o dichiarazioni dettate dalla pressione del momento.

Gestione della documentazione e verbalizzazione

Un altro elemento rilevante riguarda la gestione dei documenti. Il contribuente può richiedere che l’esame della documentazione contabile avvenga presso l’ufficio dei verificatori oppure presso il soggetto che lo assiste o lo rappresenta, mantenendo così un margine di controllo sulle modalità operative.

Durante tutte le fasi della verifica, inoltre, ha la facoltà di far verbalizzare osservazioni e rilievi, anche tramite il proprio legale. Si tratta di un passaggio importante, perché contribuisce a costruire la base formale su cui si fonderanno eventuali sviluppi successivi dell’accertamento.

Tempi e limiti dell’attività ispettiva

La normativa prevede anche limiti temporali precisi. Le verifiche devono essere concluse entro trenta giorni, prorogabili di ulteriori trenta solo in presenza di esigenze motivate.

Questo limite ha una funzione chiara: evitare che l’attività ispettiva si prolunghi in modo indefinito, incidendo in maniera eccessiva sull’organizzazione dello studio.

La possibilità di contestare il controllo

Al termine dell’attività, il contribuente ha la possibilità di rivolgersi al Garante del contribuente per contestare le modalità con cui il controllo si è svolto, nel caso ritenga che non siano state rispettate le garanzie previste dalla legge.

Si tratta di uno strumento poco utilizzato ma rilevante, che contribuisce a riequilibrare il rapporto tra amministrazione e contribuente anche nella fase successiva all’accesso.

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