
All'assemblea di Farmindustria il sottosegretario alla Salute collega sostenibilità della spesa, produzione nazionale e distribuzione territoriale dei medicinali.
La politica del farmaco non può più essere letta esclusivamente come una questione di spesa sanitaria. È questo il messaggio che emerge dagli interventi del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato all'assemblea di Farmindustria, dove sono stati affrontati temi che spaziano dal contenimento della spesa farmaceutica alla produzione dei principi attivi, fino al ruolo delle farmacie territoriali nella distribuzione dei medicinali.
Argomenti apparentemente distinti che, nelle parole del sottosegretario, sembrano ricondursi a una visione più ampia del sistema farmaceutico come componente strategica della politica sanitaria e industriale del Paese.
Prontuario farmaceutico e crescita della spesa
Sul tema della revisione del prontuario farmaceutico, Gemmato ha ricordato che la legge di Bilancio prevede l'entrata in vigore del nuovo prontuario dal 1° gennaio 2027 e che vi è quindi il tempo necessario per valutazioni approfondite. Il sottosegretario ha inoltre richiamato i dati più recenti sulla spesa farmaceutica, sostenendo che non si registrerebbe una dinamica fuori controllo. Secondo quanto riferito, la crescita media della spesa sarebbe passata dal 7,2% del quinquennio precedente al 5,7% attuale.
Un elemento che, nelle intenzioni del Governo, sembra suggerire prudenza prima di adottare misure di contenimento particolarmente incisive. Gemmato ha ribadito che le valutazioni tecniche elaborate da Aifa sono sul tavolo, ma che le decisioni finali spettano alla politica e, in ultima istanza, al ministro della Salute.
La dipendenza da India e Cina
La parte forse più significativa dell'intervento riguarda però il tema della produzione dei principi attivi farmaceutici. Pur essendo uno dei principali produttori europei di medicinali, l'Italia continua infatti a dipendere in larga misura dalle importazioni provenienti da India e Cina per le sostanze necessarie alla produzione di numerosi farmaci.
Secondo Gemmato, circa il 70% dei principi attivi utilizzati per la produzione dei medicinali salvavita proviene da questi due Paesi. Una dipendenza che, alla luce delle tensioni geopolitiche e delle recenti crisi delle catene di approvvigionamento, viene considerata un elemento di vulnerabilità strategica. Da qui l'obiettivo dichiarato di rilanciare la chimica farmaceutica di base e riportare parte della produzione sul territorio nazionale, recuperando competenze industriali che negli ultimi decenni sono state progressivamente delocalizzate.
Il tema si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge Stati Uniti, Cina ed Europa e che vede nella produzione farmaceutica non soltanto un settore economico, ma anche uno strumento di sicurezza nazionale e autonomia strategica.
La farmacia territoriale come strumento di efficienza
Il terzo tassello riguarda la distribuzione dei farmaci. Gemmato ha rivendicato i risultati ottenuti con il trasferimento di alcuni medicinali dalla distribuzione diretta ospedaliera alla distribuzione convenzionata attraverso le farmacie territoriali, sostenendo che la misura stia producendo benefici sia in termini di accessibilità per i cittadini sia di sostenibilità economica.
Secondo il sottosegretario, la maggiore prossimità del servizio favorisce l'aderenza terapeutica e contribuisce a ridurre il rischio di complicanze e ospedalizzazioni. A sostegno di questa tesi sono stati citati i risparmi registrati per alcune categorie di farmaci antidiabetici, come gliptine e gliflozine.
Una visione che va oltre il contenimento dei costi
Le tre questioni affrontate all'assemblea di Farmindustria sembrano indicare un cambio di prospettiva rispetto a una lettura tradizionale della politica farmaceutica concentrata prevalentemente sul controllo della spesa. Nelle parole del sottosegretario emergono infatti temi come la sicurezza degli approvvigionamenti, la capacità produttiva nazionale, la competitività industriale e l'organizzazione territoriale delle cure.
Resta da capire se il sistema riuscirà a conciliare questi obiettivi con la sostenibilità economica del Servizio sanitario nazionale. Perché rafforzare l'autonomia produttiva, sostenere l'innovazione e garantire l'accesso alle terapie richiederà inevitabilmente scelte che andranno ben oltre la sola gestione della spesa farmaceutica.
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