
I primi dati del progetto sono stati illustrati durante un incontro pubblico ospitato presso la Biblioteca Renato Nicolini di Corviale, organizzato con il sostegno di Roma Capitale e in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. L’evento ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni, operatori sanitari, volontari e cittadini sulle criticità legate alle dipendenze patologiche e sulle possibili strategie di intervento.
La campagna nasce con un duplice obiettivo. Da un lato punta a migliorare il decoro urbano attraverso la raccolta delle siringhe usate abbandonate, grazie anche a un sistema di segnalazione via WhatsApp che consente ai cittadini di indicarne la presenza sul territorio. Dall’altro, mira a entrare in contatto con persone che fanno uso di sostanze e che non hanno ancora intrapreso un percorso di trattamento, offrendo un primo aggancio con i servizi di assistenza e riducendo il rischio di eventi acuti, come le overdose.
L’esperienza maturata nei primi due mesi evidenzia come il lavoro di prossimità rappresenti uno strumento efficace per intercettare situazioni di elevata vulnerabilità sociale e sanitaria. Oltre alla distribuzione di materiale sterile e alla raccolta delle siringhe utilizzate, gli operatori instaurano un dialogo con i consumatori di sostanze, favorendo nel tempo l’accesso ai percorsi terapeutici e riabilitativi.
Nel corso dell’incontro è emersa anche l’esigenza di rafforzare i servizi di supporto destinati alle persone con dipendenze, con particolare attenzione all’accoglienza notturna e alle iniziative finalizzate a contrastare lo stigma che ancora accompagna chi vive una condizione di dipendenza patologica.
Un contributo importante arriva anche dai volontari della Croce Rossa Italiana, impegnati nelle attività di strada insieme agli operatori di Villa Maraini. L’intervento diretto nei contesti di consumo consente infatti di costruire un rapporto di fiducia con persone spesso lontane dai servizi sanitari, favorendo un progressivo orientamento verso programmi di cura.
L’iniziativa conferma come gli interventi di riduzione del danno possano affiancare le tradizionali strategie di prevenzione e trattamento delle dipendenze, contribuendo non solo alla tutela della salute pubblica, ma anche al miglioramento della sicurezza urbana e all’inclusione delle persone più fragili.




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