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Dallo Iarc ai vaccini: la medicina racconta la crescente distanza tra Europa e Stati Uniti

L'ultima presa di posizione dell'amministrazione Trump contro lo Iarc è solo l’ultima frattura tra due mondi sempre più lontani. Ora anche nelle politiche sanitarie.
Salute

L'ultima presa di posizione dell'amministrazione statunitense contro lo Iarc, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità, va probabilmente letta come qualcosa di più di una disputa tecnica sulle classificazioni dei cancerogeni. Dietro la critica alle valutazioni sulla carne rossa e alla distinzione tra pericolo e rischio sembra infatti emergere una distanza culturale crescente tra le due sponde dell'Atlantico nel modo di interpretare la salute pubblica.

Nella nota diffusa dal Dipartimento della Salute americano il concetto è esplicito: le decisioni che riguardano la salute degli statunitensi devono essere prese da istituzioni americane e non da organismi internazionali le cui conclusioni potrebbero non riflettere gli standard scientifici e normativi degli Stati Uniti. Si tratta di una posizione che si inserisce coerentemente in una serie di scelte maturate negli ultimi anni e culminate con il ritorno dell'approccio "America First" anche in campo sanitario.

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Una serie di segnali che vanno nella stessa direzione

La critica allo Iarc non rappresenta infatti un episodio isolato. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i segnali di un progressivo allontanamento degli Stati Uniti da alcuni dei principali riferimenti internazionali in materia di salute pubblica. Dall'uscita dall'OMS alle revisioni di alcune politiche vaccinali, fino alle posizioni assunte sul cambiamento climatico e alle crescenti critiche verso raccomandazioni nutrizionali considerate troppo rigide o ideologiche da parte di una parte del mondo politico americano.

Presi singolarmente, questi episodi possono apparire scollegati. Osservati nel loro insieme, sembrano invece delineare una visione differente del rapporto tra scienza, istituzioni e decisione politica.

Due modi diversi di interpretare il rischio

Al centro dello scontro vi è spesso il diverso modo di interpretare il principio di precauzione. L'approccio europeo tende storicamente a valorizzare il ruolo delle organizzazioni internazionali, il consenso scientifico e la prevenzione dei rischi potenziali anche in presenza di margini di incertezza. È una logica che ha influenzato negli anni numerose politiche in materia di ambiente, alimentazione e salute pubblica.

La posizione espressa oggi dagli Stati Uniti appare invece maggiormente orientata verso la valutazione del rischio concreto, delle esposizioni reali e dell'impatto pratico delle decisioni regolatorie. Non è casuale che la nota americana insista sulla distinzione tra "hazard" e "risk", una differenza ben nota agli epidemiologi ma spesso difficile da comunicare all'opinione pubblica. Il risultato è che le stesse evidenze scientifiche possono condurre a letture politiche differenti e, in alcuni casi, a scelte regolatorie divergenti.

La sfida della complessità

La questione potrebbe però essere ancora più profonda. Al di là delle differenze tra Stati Uniti ed Europa, il dibattito degli ultimi anni sembra evidenziare una crescente difficoltà delle società occidentali ad accettare la complessità che caratterizza la scienza contemporanea. La medicina moderna ragiona per probabilità, livelli di evidenza, bilanci tra benefici e rischi. La comunicazione pubblica, al contrario, tende sempre più a richiedere messaggi semplici, immediati e privi di sfumature.

La pandemia da Covid-19 ha rappresentato forse il punto di massima tensione tra queste due esigenze. Ma il fenomeno continua oggi ad emergere in molti altri ambiti: dalle vaccinazioni alla nutrizione, dall'oncologia ambientale alla salute pubblica. In questo contesto la domanda centrale non sembra più essere soltanto quale sia la migliore evidenza disponibile, ma anche chi abbia il diritto e l'autorevolezza di interpretarla.

Due modelli diversi di rapporto tra salute e mercato

Sul fondo di molte delle divergenze che oggi emergono tra Europa e Stati Uniti si intravede anche una differenza storica nel modo di concepire la sanità e il suo finanziamento.

Nella maggior parte dei Paesi europei, soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, la tutela della salute si è progressivamente affermata come una responsabilità collettiva. Pur con modelli organizzativi differenti, il principio di fondo è rimasto quello di garantire un accesso quanto più universale possibile alle cure attraverso sistemi finanziati prevalentemente dalla fiscalità generale o da forme di assicurazione sociale obbligatoria.

Negli Stati Uniti, al contrario, il sistema sanitario si è sviluppato in misura molto maggiore attorno a dinamiche assicurative e di mercato. Anche dopo l'espansione di programmi pubblici come Medicare e Medicaid, una parte rilevante dell'assistenza continua a essere erogata all'interno di un ecosistema nel quale assicurazioni, industria farmaceutica, strutture sanitarie e servizi professionali operano secondo logiche economiche più esplicite rispetto a quelle prevalenti in Europa.

In questo contesto la salute non viene considerata soltanto un diritto da garantire, ma anche un settore economico strategico che genera innovazione, occupazione, investimenti e crescita. Ne deriva una maggiore attenzione all'impatto economico delle decisioni regolatorie, al rapporto tra costi e benefici e alle conseguenze che determinate scelte possono avere su imprese, filiere produttive e competitività. Non a caso nell’ultimo periodo l’amministrazione americana ha stigmatizzato l’eccessiva ridondanza degli enti regolatori, almeno nel mercato interno.

Anche per questo motivo le controversie che riguardano vaccini, alimentazione, sostanze potenzialmente cancerogene o cambiamento climatico tendono spesso ad assumere negli Stati Uniti una dimensione diversa rispetto a quella europea. Non si discute soltanto di salute pubblica, ma anche di mercato, libertà individuale, responsabilità dello Stato e ruolo dell'economia. È una differenza culturale che contribuisce a spiegare perché, a partire dalle stesse evidenze scientifiche, le due sponde dell'Atlantico possano talvolta arrivare a conclusioni politiche molto diverse.

La medicina come cartina di tornasole

La controversia sullo Iarc assume quindi un valore che va oltre il tema specifico della cancerogenicità della carne rossa o di altre sostanze. La salute pubblica sta diventando uno dei terreni sui quali si manifesta una più ampia divergenza culturale tra Europa e Stati Uniti. Da una parte una visione che continua a riconoscere un ruolo centrale alle istituzioni multilaterali e al coordinamento internazionale. Dall'altra una crescente rivendicazione della sovranità nazionale nella definizione delle politiche sanitarie.

Una frattura che non riguarda soltanto governi e istituzioni. Le stesse tensioni attraversano ormai anche molte società europee, dove temi come vaccini, alimentazione, cambiamento climatico e rischio sanitario mostrano una crescente polarizzazione. E in cui il pragmatismo statunitense sembra avere terreno fertile.

In questo senso la medicina non rappresenta soltanto uno dei campi in cui si combatte il confronto tra modelli culturali diversi. Sta diventando, sempre più, la cartina di tornasole di una distanza che continua ad allargarsi tra le due sponde dell'Atlantico.

Salute
Commenti
RM
ROBERTO MORANDO
La tendenza che si nota negli USA è la conseguenza dei comportamenti dell' OMSChe negli ultimi anni evidenzia sempre più spudoratamente la sua dipendenza economica ed ideologica da logiche basate esclusivamente sul profitto delle case farmaceutiche
Rispondi
11/06/2026 11:04

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