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Farmacista clinico, il task shifting ridisegna anche il ruolo del medico

Dai test alla gestione dei percorsi terapeutici, la farmacia amplia progressivamente le proprie funzioni. A Pisa il confronto con Gemmato sul nuovo modello
Professione

Il farmacista non più soltanto come dispensatore di medicinali, ma come professionista inserito nei percorsi di cura e chiamato a svolgere funzioni progressivamente più vicine alla gestione clinica del paziente. La trasformazione della farmacia territoriale procede ormai oltre la farmacia dei servizi e comincia a ridisegnare anche i confini delle altre professioni sanitarie, a partire da quella medica.

È su questo terreno che l'11 e 12 settembre si riunisce a Pisa l'Officina di Galeno, promossa da Farmacie Comunali Pisa e Assofarm. Il titolo scelto per la quarta edizione è esplicito: "Il farmacista clinico. Dalla revisione dei canali distributivi al task shifting e al testo unico della farmacia". Al confronto parteciperà anche Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute e farmacista, al quale è affidata una lectio magistralis.

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"Il farmacista si configura sempre più come una figura clinica integrata nel team multidisciplinare dell'assistenza di prossimità, a supporto dei percorsi di cura e non più soltanto come dispensatore di farmaci, con un ruolo crescente nella sicurezza e nell'appropriatezza terapeutica", afferma Gemmato.

Dalla farmacia dei servizi al farmacista clinico

Il farmacista clinico, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe collaborare con il medico e intervenire nella gestione di alcuni percorsi terapeutici, assicurando continuità delle cure. Tra le ragioni indicate ci sono la necessità di alleggerire i carichi della medicina generale, ridurre le disuguaglianze di accesso e garantire risposte più rapide soprattutto nelle aree nelle quali il personale sanitario è carente.

Non si parte però da zero. Negli ultimi anni la farmacia ha progressivamente incorporato attività che appartenevano ad altri luoghi dell'assistenza sanitaria. La normativa sulla farmacia dei servizi prevede prestazioni analitiche di prima istanza, servizi di secondo livello inseriti nei percorsi diagnostico-terapeutici e accesso al CUP per prenotazioni e pagamenti. A queste funzioni si sono aggiunti nel tempo vaccinazioni, test e prestazioni di telemedicina.

Anche il rapporto con l'infrastruttura digitale del SSN sta cambiando. Il Fascicolo sanitario elettronico integra ormai servizi come scelta e revoca del medico, prenotazioni e pagamento dei ticket e prevede l'accesso ai dati sanitari anche da parte dei farmacisti secondo le rispettive funzioni e autorizzazioni.

Sul farmaco il quadro europeo spinge inoltre da tempo verso una maggiore disponibilità dei medicinali equivalenti e un utilizzo più ampio dei generici. Non esiste una regola europea generale che trasferisca al farmacista la scelta del prodotto a parità di principio attivo, materia che resta disciplinata a livello nazionale. Ma in diversi sistemi sanitari la sostituzione con medicinali equivalenti attribuisce già al farmacista uno spazio decisionale nella selezione del prodotto dispensato. La nuova legislazione farmaceutica europea rafforza ulteriormente le politiche per favorire l'accesso ai generici.

Dal "farmacista prescrittore" al "farmacista clinico"

È soprattutto la successione dei passaggi a indicare la direzione. Nel 2025 la stessa Officina di Galeno aveva portato nel dibattito il tema del "farmacista prescrittore", figura che gli organizzatori ricordano essere già presente, con caratteristiche diverse, in altri Paesi europei. Nel 2026 il confronto si sposta sul "farmacista clinico".

E questa volta l'intenzione è arrivare a qualcosa di più di una discussione tra professionisti. L'Officina punta alla stesura di un progetto sperimentale da sottoporre al decisore politico. La presenza del Governo attraverso Gemmato viene indicata dagli stessi promotori come garanzia di attenzione istituzionale.

Il passaggio decisivo è contenuto nell'espressione scelta per il convegno: task shifting. Non si tratta più soltanto di portare dentro la farmacia prestazioni che il cittadino dovrebbe altrimenti cercare altrove. Si comincia a discutere esplicitamente del trasferimento di attività tra professionisti.

Se cambia il farmacista, cambia il medico

Presi singolarmente, questi interventi possono essere letti come un progressivo ampliamento dei servizi offerti dalle farmacie. Considerati insieme mostrano però uno spostamento del baricentro della professione dalla dispensazione verso la presa in carico. Il farmacista esegue prestazioni diagnostiche, diventa punto di accesso a servizi del SSN, partecipa alla gestione digitale delle informazioni sanitarie e assume un ruolo crescente nell'appropriatezza del farmaco. Il farmacista clinico aggiunge ora un elemento ulteriore: la possibilità di intervenire in alcuni percorsi terapeutici.

Il task shifting si trova così su un piano inclinato. Ogni funzione trasferita rende meno netta la separazione precedente e più naturale discutere quella successiva. Il processo può rispondere a un'effettiva evoluzione delle competenze professionali. Ma può essere accelerato anche da un'altra necessità, molto più contingente: far funzionare l'assistenza territoriale con un numero insufficiente di medici. Ed è qui che l'evoluzione della farmacia finisce inevitabilmente per interrogare la professione medica.

Mentre il farmacista diventa progressivamente più clinico, il medico rischia paradossalmente di diventare sempre più prescrittore, concentrato sulla diagnosi, sulla prescrizione e sulle decisioni che rimangono di sua competenza mentre parti crescenti della presa in carico vengono distribuite tra altre professioni. Non è una destinazione esplicitamente indicata dalle riforme. È però una possibile conseguenza della loro somma.

Una scelta organizzativa o una risposta alla carenza?

Il task shifting non comporta necessariamente un impoverimento della professione medica e non può essere ridotto a una contrapposizione corporativa tra medici e farmacisti. Una diversa distribuzione delle attività può utilizzare meglio le competenze disponibili e liberare tempo medico per i pazienti e le decisioni a maggiore complessità. La questione è capire quale criterio stia guidando questa redistribuzione.

Se alcune attività vengono affidate al farmacista perché competenze, formazione ed evidenze dimostrano che possono essere svolte in sicurezza e con maggiore efficacia, il cambiamento appartiene alla normale evoluzione di un sistema sanitario multiprofessionale. Se invece il trasferimento diventa soprattutto la risposta alla difficoltà di trovare medici, il significato cambia. I confini delle professioni finiscono per essere determinati dalla scarsità delle risorse umane prima ancora che da un progetto assistenziale.

Il confronto di Pisa sul farmacista clinico riguarda quindi molto più del futuro delle farmacie. Riguarda il modello di assistenza territoriale che il SSN sta costruendo e, insieme a esso, quale ruolo intenda lasciare al medico nella presa in carico del paziente.

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