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Schillaci: sanità fuori dal debito, per il 7% servono 20 miliardi

Il ministro rilancia la richiesta di sottrarre la salute ai vincoli di bilancio. Per portare la spesa sanitaria al 7% del Pil mancano 20 miliardi
Sanità pubblica

La spesa sanitaria dovrebbe essere sottratta al calcolo del debito pubblico. La proposta arriva dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che quantifica in 20 miliardi le risorse necessarie per portarla al 7% del Pil.

"La salute va tolta dal dibattito continuo e dal computo per calcolare quello che poi è il debito italiano". Orazio Schillaci rilancia così una questione che negli ultimi mesi ha già trovato spazio nel confronto politico e parlamentare. Intervenendo alla Festa del Fatto Quotidiano alla Versiliana, il ministro ha contrapposto gli investimenti nella sicurezza nazionale alla necessità di garantire risorse adeguate alla sanità.

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La novità è nell'ampiezza della proposta. Le precedenti iniziative si erano concentrate soprattutto sulla possibilità di considerare la prevenzione un investimento e di escludere almeno questa componente della spesa sanitaria dai vincoli europei. Schillaci parla invece della "salute" nel suo complesso.

Dal 7% del Pil alla crescita della spesa farmaceutica

Il ministro ha anche quantificato la distanza da una spesa sanitaria pubblica pari al 7% del prodotto interno lordo. "Per arrivare ad una spesa sanitaria pari al 7% del Pil oggi ci vogliono 20 miliardi", ha affermato, precisando però che l'aumento delle risorse deve essere accompagnato da un utilizzo più efficiente dei finanziamenti.

Una delle pressioni maggiori arriva dalla farmaceutica. Secondo Schillaci, la risposta alla crescita della spesa per i farmaci passa anche da maggiori investimenti nella prevenzione, capaci di ridurre l'incidenza delle malattie e, nel tempo, il fabbisogno di cure. "Come si fa a compensare il costo crescente della spesa farmaceutica? Bisogna puntare sulla prevenzione, cioè puntare al fatto che non ci si ammali", ha spiegato.

L'idea di attribuire alla prevenzione un trattamento diverso rispetto alla spesa sanitaria corrente ha già precedenti parlamentari. Nell'agosto 2025 una mozione presentata alla Camera chiedeva al Governo di intervenire anche presso le istituzioni europee per arrivare gradualmente all'esclusione della spesa pubblica destinata alla prevenzione dai vincoli del Patto di stabilità e crescita, riconoscendola come investimento strategico.

Dalla prevenzione alle terapie innovative

Il confronto si è successivamente allargato. Nell'aprile 2026 una mozione presentata al Senato ha chiesto al Governo di promuovere in sede europea l'esclusione totale o parziale dal calcolo del deficit delle risorse destinate non soltanto alla prevenzione, ma anche ai programmi di diagnosi precoce e alle terapie innovative ad alto impatto risolutivo, comprese quelle molecolari e geniche.

Il principio alla base della proposta è distinguere le spese che producono prevalentemente un costo corrente dagli interventi sanitari capaci di generare benefici clinici ed economici nel medio e lungo periodo. Screening, vaccinazioni e diagnosi precoce possono ridurre il ricorso successivo a trattamenti più complessi, mentre alcune terapie innovative comportano costi iniziali elevati ma possono limitare quelli futuri legati a cronicità e ospedalizzazioni.

Le parole di Schillaci spostano ora il ragionamento su un piano più ampio. La richiesta del ministro non riguarda infatti una singola categoria di investimento sanitario, ma chiama direttamente in causa il trattamento della spesa per la salute nelle regole di finanza pubblica.

"Non voglio privatizzare nulla"

Schillaci ha infine difeso il carattere universalistico del Servizio sanitario nazionale, ricordando i risultati italiani in termini di aspettativa di vita e mortalità evitabile e respingendo l'ipotesi di uno spostamento verso un modello prevalentemente privato.

"Io non voglio privatizzare nulla e se mi avessero chiesto di farlo non avrei fatto il ministro della Salute", ha affermato. Una posizione che il ministro lega alla necessità di preservare universalismo e accesso alle cure, mentre resta aperto il confronto sulle risorse necessarie per finanziare il Ssn nei prossimi anni.

Sanità pubblica
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