
Nel 2050 più di un italiano su tre avrà almeno 65 anni. Una trasformazione demografica destinata ad aumentare la domanda di assistenza per cronicità e non autosufficienza e a mettere ulteriormente sotto pressione un Servizio sanitario chiamato a spostare una parte crescente delle cure dall'ospedale al territorio.
A fotografare lo scenario è il rapporto "Una nuova agenda per la salute: territori, innovazione e collaborazione", presentato dalla Fondazione PwC Italia Ets a Palazzo Farnese, sede dell'Ambasciata di Francia a Roma. Il documento indica tre direttrici sulle quali intervenire: rafforzamento dell'assistenza territoriale, accelerazione della trasformazione digitale e maggiore collaborazione tra settore pubblico e privato.
Le indicazioni arrivano mentre il SSN sta completando attraverso il PNRR proprio una parte importante della nuova rete territoriale. Ma i dati demografici mostrano quanto la riorganizzazione debba essere considerata una trasformazione strutturale e non soltanto il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano.
Over 65 verso il 34,6%
Secondo i dati raccolti nel rapporto, la quota di popolazione con almeno 65 anni dovrebbe passare dal 25,1% del 2026 al 34,6% nel 2050. Parallelamente aumenta il peso delle malattie croniche. Il 41,5% degli italiani convive già con almeno una patologia cronica, contro il 38,8% registrato nel 2009.
L'invecchiamento modifica quindi la natura stessa della domanda di salute. Una popolazione più anziana richiede maggiore continuità assistenziale, monitoraggio delle patologie croniche, riabilitazione e servizi domiciliari. Prestazioni che difficilmente possono trovare nell'ospedale il proprio principale luogo di erogazione.
Il problema emerge con particolare evidenza nella non autosufficienza. Nel 2023 meno del 40% degli over 65 non autosufficienti risultava raggiunto da servizi residenziali, semiresidenziali o domiciliari. È su questa distanza tra bisogni e capacità di presa in carico che, secondo il rapporto, dovrà intervenire il rafforzamento della sanità territoriale.
Territorio e digitale per cambiare il modello assistenziale
Case e Ospedali di Comunità, assistenza domiciliare e maggiore integrazione tra i diversi livelli di cura rappresentano una prima risposta alla trasformazione demografica. La questione, però, non riguarda soltanto la disponibilità di nuove strutture. L'aumento delle cronicità richiede infatti un'organizzazione capace di seguire il paziente nel tempo e di intervenire prima che un peggioramento delle condizioni determini il ricorso al pronto soccorso o al ricovero.
A questa trasformazione il rapporto affianca quella digitale. Telemedicina, condivisione delle informazioni cliniche e strumenti di monitoraggio possono consentire di seguire una parte dei pazienti anche a domicilio e rendere più continuo il rapporto tra professionisti, strutture e territorio.
Il punto sarà verificare quanto le nuove infrastrutture riescano a tradursi in una diversa organizzazione dell'assistenza. L'invecchiamento previsto per i prossimi decenni rende infatti sempre meno sostenibile un sistema nel quale la risposta ai bisogni della popolazione anziana arrivi prevalentemente quando la condizione richiede già un intervento ospedaliero.
Il rapporto punta anche sulla collaborazione pubblico-privato
La terza direttrice indicata è una maggiore collaborazione tra istituzioni e imprese. "Le sfide demografiche e sanitarie che ci attendono richiedono un ammodernamento del nostro SSN anche grazie ad una collaborazione tra aziende e istituzioni strutturata e concreta perché basata sulle evidenze", ha dichiarato Marcello Cattani, presidente di Club Santé Italie e presidente di Sanofi Italia.
Il rapporto è stato presentato nell'ambito di un incontro promosso da Club Santé Italie, iniziativa che riunisce l'Ambasciata di Francia, Business France e aziende francesi attive nel settore sanitario italiano. La ricerca indipendente della Fondazione PwC Italia Ets è stata realizzata con il sostegno di numerose imprese del comparto farmaceutico, assicurativo, nutrizionale e dei servizi sanitari.
Per Anne-Marie Descôtes, ambasciatrice di Francia in Italia, il confronto tra istituzioni e imprese può contribuire a trasformare l'innovazione scientifica in benefici per i pazienti, anche attraverso la collaborazione tra Italia e Francia prevista dal Trattato del Quirinale.
Al di là delle soluzioni proposte dal rapporto, il dato demografico indica una trasformazione con la quale il SSN dovrà comunque confrontarsi. Se nel 2050 oltre un terzo della popolazione sarà anziana, territorio, domiciliarità e gestione della cronicità non potranno più rappresentare una componente complementare dell'assistenza. Saranno una parte sempre più consistente della sua attività ordinaria.




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