
Quando arriva una diagnosi di leucemia, linfoma o mieloma, l'attenzione si concentra inevitabilmente sulle cure. Esami, visite specialistiche e terapie occupano ogni pensiero. Eppure, c'è un aspetto che può influenzare in modo significativo il modo in cui si affronta la malattia e che spesso viene sottovalutato: l’alimentazione. Non si tratta solo di nutrirsi, ma di aiutare l'organismo a sostenere i trattamenti, contrastare gli effetti collaterali e preservare, per quanto possibile, la qualità della vita. È il messaggio che AIL - Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mieloma ha scelto di portare al centro del mese dedicato ai tumori del sangue.
Il cibo come parte della terapia
«Prendersi cura di una persona significa guardare alla sua salute nella sua interezza – sottolinea Giuseppe Toro, presidente nazionale di AIL – e anche l'alimentazione, durante il percorso di cura, assume un valore che va ben oltre il semplice nutrirsi: aiuta a sostenere le terapie, a recuperare energie e a ritrovare una quotidianità spesso messa a dura prova dalla malattia». Le alterazioni del gusto, la stanchezza, la perdita dell'appetito e il calo di peso possono compromettere lo stato nutrizionale del paziente. Per questo, spiegano gli specialisti, la nutrizione clinica è oggi considerata una componente sempre più importante della presa in carico.
Da questa consapevolezza nasce "Mettiamoci a tavola: l'importanza dell'alimentazione in oncoematologia", il nuovo video-talk realizzato da AIL nell'ambito delle iniziative dedicate al mese della sensibilizzazione sui tumori del sangue. A guidare il confronto è Aureliano Stingi, biologo molecolare, nutrizionista, ricercatore oncologico e divulgatore scientifico, che dialoga con Hellas Cena, professoressa ordinaria e medico specialista in Scienza dell'Alimentazione e Nutrizione Clinica presso l'Università di Pavia e l'ICS Maugeri IRCCS di Pavia, Rita Tavarozzi, ricercatrice dell'Università del Piemonte Orientale ed ematologa presso l'Azienda Ospedaliero Universitaria di Alessandria, e Fortuna Inserra, paziente oncoematologica e componente del Gruppo Pazienti AIL-FIL. Attraverso il confronto tra esperti e pazienti, il video affronta dubbi, difficoltà e false credenze legate al rapporto con il cibo durante il percorso di cura.
«Nessuna dieta è uguale per tutti»
Tra le convinzioni più diffuse c'è l'idea che esistano alimenti speciali o regimi alimentari validi per ogni paziente. In realtà la parola chiave è personalizzazione. «Nel piatto non devono mancare i cereali, che ci forniscono energia, e i grassi buoni, come l'olio d'oliva ricco di polifenoli. È importante consumare frutta e verdura e ricordarsi dell'importanza del pesce e della carne bianca», spiega Hellas Cena, professoressa ordinaria e medico specialista in Scienza dell'alimentazione e nutrizione clinica dell'Università di Pavia e dell'ICS Maugeri IRCCS di Pavia. L'esperta mette però in guardia dalle soluzioni fai da te: «La nutrizione deve essere personalizzata perché deve tenere conto dei sintomi, della malattia, dell'età e delle caratteristiche individuali. Non esiste una formula adatta per tutti, bisogna rivolgersi a uno specialista». E il supporto nutrizionale dovrebbe iniziare addirittura prima delle cure. «Spesso i pazienti chiedono aiuto solo in emergenza. In realtà esiste una fase preliminare, la pre-abilitazione, che è fondamentale. Lo stato nutrizionale è spesso compromesso già al momento della diagnosi. È per questo che la nutrizione dovrebbe rappresentare il primo passo di un percorso di cura continuo».
Le nuove cure cambiano le sfide del futuro
L'evoluzione dell'ematologia sta modificando il modo di curare molte malattie del sangue. Accanto alla chemioterapia stanno emergendo immunoterapie e terapie cellulari che stanno migliorando la sopravvivenza e le prospettive dei pazienti. «Sta avvenendo una profonda rivoluzione nell'ematologia – osserva Rita Tavarozzi, ricercatrice dell'Università del Piemonte Orientale ed ematologa presso l'Azienda Ospedaliero Universitaria di Alessandria –. L'alimentazione diventerà sempre più centrale nella valutazione dello stato generale del paziente, perché l'infiammazione rappresenterà una delle grandi sfide dell'ematologo del futuro». Per la specialista non bisogna dimenticare nemmeno la dimensione psicologica. «Il paziente con una diagnosi di tumore ematologico tende a evitare il fai-da-te e a chiedere consiglio agli specialisti. Ma la gestione di un piano alimentare deve tenere conto di bisogni molteplici e non può prescindere da un approccio psicologico. Parliamo di persone che attraversano un momento di estrema vulnerabilità psicofisica».
La testimonianza: «Ho capito la sua importanza solo quando ho iniziato la terapia»
A raccontare quanto il supporto nutrizionale possa fare la differenza è Fortuna Inserra, paziente oncoematologica e componente del gruppo pazienti AIL-FIL: «non ho capito subito che la nutrizione era una parte importante del mio percorso. All'inizio ero concentrata sulla diagnosi, sulla mia famiglia e sulla gestione di visite ed esami – racconta – ma appena ho iniziato la terapia ho capito che sarebbe stata fondamentale per affrontare le alterazioni del gusto e gli effetti collaterali dei trattamenti». Con il procedere delle cure, il supporto specialistico si è rivelato essenziale. «Ho perso quasi dieci chili già con la prima terapia e per recuperare un equilibrio mi hanno subito affidato a un nutrizionista. Ho imparato ad ascoltare il mio corpo ogni giorno e a confrontarmi con gli esperti per capire come sentirmi meglio».
Oggi AIL offre servizi di supporto nutrizionale gratuiti in 19 sezioni territoriali e segue ogni anno circa 900 persone in tutta Italia. Un impegno che nasce dalla consapevolezza che la lotta contro i tumori del sangue passa anche attraverso il recupero di piccoli gesti quotidiani che aiutano il paziente a sentirsi più forte, più autonomo e meno solo.




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