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Riforma del SSN, l’analisi (critica) di Salutequità sul Ddl delega

Piano sanitario assente, Parlamento marginalizzato, invarianza finanziaria e poche vere innovazioni.
Sanità pubblica

Il disegno di legge delega per la riforma del Servizio sanitario nazionale, approvato a metà gennaio dal Consiglio dei ministri, rischia di tradursi in un intervento privo di efficacia. È la sintesi della valutazione espressa dall’associazione Salutequità, che in una propria analisi individua criticità strutturali sul piano delle risorse, del metodo istituzionale e dell’impianto organizzativo della riforma.

Secondo l’associazione, "con queste premesse nessuna riforma può essere efficace", perché il provvedimento affida al Governo ampie deleghe senza affrontare i nodi preliminari che dovrebbero orientare qualsiasi intervento di sistema.

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Riforma senza Piano sanitario nazionale

Un primo elemento di criticità riguarda l’assenza di un quadro programmatorio aggiornato. Le tre deleghe al Governo sulla sanità arrivano infatti senza che sia stato predisposto e approvato un nuovo Piano sanitario nazionale. L’ultimo documento di questo tipo risale al triennio 2006-2008, nonostante da oltre due anni venga annunciata la priorità di un nuovo Piano e l’avvio dei relativi lavori.

Ad oggi, sottolinea Salutequità, nessuna bozza risulta trasmessa alle Regioni. Anche il Patto per la Salute è fermo al periodo 2019-2021 ed è tuttora in proroga per legge. In questo contesto, la scelta di procedere direttamente con una legge delega viene letta come un’inversione della sequenza logica degli atti di programmazione.

Il ruolo residuale del Parlamento

Un secondo nodo riguarda il ruolo delle Camere nel processo attuativo. Il testo del Ddl prevede che gli schemi dei decreti legislativi siano trasmessi alle Commissioni parlamentari per l’acquisizione di un parere non vincolante, relegando di fatto il Parlamento a un ruolo residuale.

A questo si aggiunge la riduzione dei tempi a disposizione per l’espressione del parere, fissati in trenta giorni, a fronte dei sessanta previsti per altri ambiti, come ad esempio i decreti legislativi in materia farmaceutica. Un elemento che, secondo Salutequità, limita ulteriormente la capacità di incidere sul contenuto dei provvedimenti attuativi.

Nessuna risorsa per l’attuazione

Sul piano finanziario, l’analisi evidenzia una contraddizione di fondo. Il comma 2 dell’articolo 3 del Ddl delega stabilisce che dall’attuazione delle deleghe non debbano derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Allo stesso tempo, però, tra i principi e criteri direttivi vengono indicati interventi e operazioni che non possono realisticamente essere realizzati senza risorse aggiuntive.

Secondo l’associazione, questa impostazione rischia di trasformare la riforma in un esercizio formale, privo degli strumenti economici necessari per incidere realmente sull’organizzazione e sui servizi.

Ospedale ancora al centro

Un’ulteriore criticità riguarda il modello di sistema delineato dal provvedimento. Analizzando i criteri direttivi, Salutequità rileva come quelli più specifici e concreti riguardino l’assistenza ospedaliera, con l’introduzione di nuovi assetti come gli ospedali di terzo livello, quelli elettivi e le reti assistenziali tempo-dipendenti.

Una centralità dell’ospedale che, secondo l’associazione, rischia di riproporre un’impostazione già nota, lasciando in secondo piano l’assistenza territoriale e l’innovazione dei modelli di presa in carico.

Poche vere innovazioni

E così l’analisi conclude evidenziando come i principi e criteri direttivi della delega presentino "pochi elementi di forte innovazione", con molte misure già presenti in provvedimenti precedentemente approvati. Un’impostazione che, senza un quadro strategico e finanziario coerente, rischia di non produrre un reale cambio di passo per il Servizio sanitario nazionale.

Nel complesso, la valutazione di Salutequità mette in discussione non solo il contenuto della riforma, ma anche il metodo scelto, sollevando interrogativi sul rapporto tra programmazione, risorse, ruolo delle istituzioni e capacità di governare una trasformazione di sistema.

Sanità pubblica
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