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Riforma del Ssn, ospedali di riferimento e più cure sul territorio: cosa prevede il ddl delega

Il ddl delega sulla sanità ridisegna l’architettura del Ssn: ospedali di riferimento, più assistenza territoriale e nuovo ruolo dei medici di base. Ma le scelte restano demandate ai decreti.
Sanità pubblica

Il Servizio sanitario nazionale va verso un cambio di assetto? Con il disegno di legge delega approvato dal Consiglio dei ministri, il Governo avvia un percorso di riforma che mira a rafforzare l’assistenza territoriale, rivedere l’organizzazione ospedaliera e aggiornare il modello delineato dal decreto legislativo 502 del 1992. Il provvedimento affida all’Esecutivo il compito di adottare uno o più decreti legislativi entro il 31 dicembre 2026. In sintesi: un anno per ridisegnare la sanità.

Cosa dice il ddl: una riorganizzazione complessiva del sistema

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La finalità dichiarata del ddl delega consiste nell’ "implementare il livello di tutela della salute in attuazione dell’articolo 32 della Costituzione". L’impianto del testo punta a rendere le cure più prossime ai cittadini, riducendo la mobilità sanitaria e rafforzando l’integrazione tra ospedale e territorio.

"Con questo provvedimento" ha affermato il ministro della Salute Orazio Schillaci "vogliamo rendere il Ssn più capace di rispondere ai fabbisogni assistenziali dei cittadini". L’obiettivo, aggiunge il ministro, è "avere un sistema più efficiente e moderno, potenziando la tutela della salute nel rispetto dei principi di equità, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure, valorizzando la centralità della persona".

Cosa cambia negli ospedali: arrivano le strutture di terzo livello

Uno degli elementi innovativi riguarda la classificazione delle strutture ospedaliere. Accanto agli ospedali di base, di primo e di secondo livello, il ddl prevede la nascita di ospedali nazionali di riferimento, definiti come strutture di terzo livello.

Si tratta di ospedali di eccellenza con bacino di utenza nazionale e sovranazionale, individuati secondo criteri omogenei che tengono conto di standard elevati di qualità, dell’attrattività extraregionale e dell’attività di ricerca. L’obiettivo dichiarato è garantire maggiore uniformità nell’erogazione delle prestazioni e limitare la mobilità sanitaria.

Accanto a questi, il testo introduce anche la categoria degli "ospedali elettivi": strutture per acuti prive di pronto soccorso, destinate ad accogliere pazienti non urgenti trasferiti da ospedali di livello superiore, con un collegamento funzionale alla rete dell’emergenza-urgenza.

Assistenza territoriale e non autosufficienza: più standard, più integrazione

Il ddl dedica ampio spazio al rafforzamento dell’assistenza territoriale, in particolare per le persone non autosufficienti. Sono previsti riferimenti a standard di personale, alla continuità assistenziale e alla promozione delle cure domiciliari.

Viene inoltre richiamata la necessità di aggiornare l’assistenza rivolta alle persone con patologie croniche complesse e avanzate, nonché l’organizzazione delle cure palliative. In questo quadro rientra anche l’attenzione alla bioetica clinica, indicata come "strumento di umanizzazione delle cure", e il rafforzamento dell’integrazione tra interventi sanitari e socioassistenziali, insieme al riordino dei servizi di salute mentale.

Il nodo dei medici di base: centralità riconosciuta, ma assetto ancora incerto

Tra i passaggi più delicati del provvedimento figura il riferimento al riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, con l’obiettivo di rafforzarne il ruolo nell’assistenza territoriale.

Il testo, però, non chiarisce se la riforma includa il superamento dell’attuale regime convenzionale a favore di una forma di dipendenza dal servizio pubblico. Un silenzio che lascia aperta una delle questioni più controverse del dibattito sulla riforma del Ssn.

Che cosa resta da decidere

Il disegno di legge delega traccia una direzione chiara, ma non definisce ancora l’assetto finale del Servizio sanitario nazionale. La portata reale della riforma dipenderà dalle scelte che verranno compiute nei decreti legislativi attuativi, attesi entro il 31 dicembre 2026.

Restano aperti nodi centrali. In primo luogo, i criteri concreti per l’individuazione degli ospedali nazionali di riferimento, che determineranno l’equilibrio tra eccellenze, reti cliniche e mobilità sanitaria. In secondo luogo, il ruolo effettivo dell’assistenza territoriale, che dovrà essere misurato non solo in termini di principi, ma di standard di personale, integrazione con l’ospedale e continuità assistenziale.

Ancora più delicata è la questione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta: il ddl ne riconosce la centralità, ma non chiarisce se e come verrà modificato l’attuale regime convenzionale. Una scelta che inciderà profondamente sull’organizzazione delle cure di prossimità.

Infine, pesa il vincolo - fino a oggi esiziale per qualsiasi riforma strutturale - della neutralità finanziaria. Senza risorse aggiuntive e senza una chiara priorità di intervento, il rischio è che l’impianto della riforma resti una cornice programmatica, affidata alla capacità delle Regioni e delle aziende sanitarie per attuarla a parità di costi.

Il ddl delega, dunque, non è ancora la nuova architettura del Ssn, ma il perimetro entro cui questa architettura potrà essere costruita.

La differenza reale e sostanziale tra riforma strutturale e dichiarazione di intenti si giocherà tutta nei decreti attuativi e nelle scelte politiche che li accompagneranno.

Sanità pubblica
Commenti
GL
Gennaro Lacaita
Parole,parole, parole.......se ci fossero buone intenzioni avrebbero già iniziato a correggere la medicina di base e fornire il personale medico e paramedico necessario al servizio pubblico, ma costoro pensano a privatizzare, questo è il loro pallino fisso!
Rispondi
14/01/2026 16:38
GR
Giuseppe Giovanni Ruberto
Basterebbe copiare il sistema sanitario pubblico della Danimarca
Rispondi
14/01/2026 14:37
GR
Giuseppe Giovanni Ruberto
Riforme pensate da persone che non sarebbero in grado di organizzare neppure casa loro
Rispondi
14/01/2026 14:33
PB
Pierfrancesco Buli
Che si ritorna finalmente a prima del disastro della Rosi Bindi che fece chiudere decine di Ospedali periferici per economizzare la Sanità pubblica . Vera dilettante !
Rispondi
14/01/2026 10:21
AM
Angela Merluzzi
Che non ne hanno la più pallida idea!!!!
Rispondi
14/01/2026 08:45

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