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Intelligenza artificiale e salute: cresce l’uso digitale, ma il medico resta centrale

Il 60% degli italiani usa web, app e chatbot per informazioni su patologie e farmaci. Cresce la soddisfazione per l’AI, ma fiducia, accuratezza ed empatia restano prerogative del professionista sanitario
Intelligenza artificiale e salute: cresce l’uso digitale, ma il medico resta centrale
Tecnologia e Innovazione

L’intelligenza artificiale sta ridefinendo il modo in cui i cittadini si informano su salute, malattie e trattamenti. Dalla valutazione dei sintomi alla lettura di analisi e referti, chatbot e piattaforme digitali sono diventati un punto di accesso immediato alle informazioni sanitarie. Ma la tecnologia non mette in discussione la centralità del medico: la valutazione clinica, la capacità di personalizzare la cura e la componente relazionale continuano da essere considerate insostituibili.

A delineare questo scenario è l’Osservatorio Sanità di UniSalute, con un’indagine realizzata da Nomisma su 1.300 italiani tra 18 e 70 anni. Il 60% degli intervistati utilizza prevalentemente canali digitali per cercare chiarimenti su patologie e medicinali. Tra ricerche online, app e assistenti virtuali, quasi la metà del campione, pari al 49%, dichiara di usare l’AI almeno ogni settimana; il 27% di questi utenti la interpella anche su temi legati al benessere e alla salute.

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Le risposte generate dall’intelligenza artificiale raccolgono un apprezzamento significativo. L’86% di chi l’ha consultata per dubbi sanitari si dichiara soddisfatto e il 38% esprime un livello di soddisfazione elevato o massimo. Rapidità, semplicità di accesso e disponibilità continua sono gli elementi che favoriscono la diffusione di questi strumenti.

Il consenso, però, non equivale a una piena delega. Per il 63% degli italiani l’AI può essere una risorsa complementare alla medicina, senza assumere il ruolo del professionista. Un ulteriore 16% la considera poco adatta alle applicazioni cliniche, mentre solo il 21% ritiene possibile una sostituzione anche parziale del medico.

Nella percezione degli intervistati, il professionista sanitario conserva un vantaggio netto sugli algoritmi nelle dimensioni che guidano la fiducia. Il medico è ritenuto più affidabile dal 75% del campione, più empatico dal 73% e più accurato dal 68%. Inoltre, il 63% lo considera maggiormente in grado di definire una strategia terapeutica su misura, tenendo conto della storia clinica, delle comorbilità e delle esigenze della singola persona.

L’AI si afferma soprattutto per velocità, indicata dal 64% degli intervistati, e accessibilità, riconosciuta dal 57%. Resta tuttavia diffusa la consapevolezza dei possibili limiti: il 46% associa i sistemi di intelligenza artificiale a una maggiore probabilità di fornire informazioni inesatte o non contestualizzate.

L’uso degli strumenti digitali si concentra soprattutto nella fase di orientamento. Il 42% degli italiani cerca indicazioni per capire se un sintomo meriti una visita, mentre il 41% consulta il web o l’AI per interpretare analisi e referti. Il 32% ricerca informazioni su esami, strutture ospedaliere e percorsi di cura; il 30% si informa invece su possibili rimedi per disturbi lievi.

Il fenomeno richiama l’importanza dell’alfabetizzazione sanitaria e di una corretta integrazione tra canali digitali e assistenza professionale. L’AI può facilitare l’accesso alle informazioni e sostenere il dialogo con il paziente, ma non sostituisce diagnosi, giudizio clinico e presa in carico. Non a caso, il 33% degli intervistati dichiara di affidarsi esclusivamente al medico di medicina generale o allo specialista, evitando le fonti reperite online.

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