
Un Fondo nazionale di solidarietà per la salute, destinato a finanziare interventi nelle aree più fragili del Paese e a ridurre le disuguaglianze nell'accesso alle cure. È la proposta lanciata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO), che invita le Regioni ad aprire una nuova fase di confronto per rilanciare il Servizio sanitario nazionale e garantire a tutti i cittadini le stesse opportunità di assistenza. L'iniziativa arriva dopo l'audizione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome alla Commissione Affari sociali della Camera sull'attuazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). In quella sede il coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, Massimo Fabi, aveva ribadito la necessità di adeguare il Fondo sanitario nazionale al reale fabbisogno di salute della popolazione.
Un'alleanza tra medici e Regioni
Secondo Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO, esiste oggi una significativa convergenza tra le preoccupazioni espresse dai professionisti della salute e quelle delle amministrazioni regionali. «Condividiamo queste preoccupazioni e riconosciamo molti punti di contatto con quanto sosteniamo da tempo – afferma Anelli – Professione medica e Regioni, pur con ruoli e responsabilità differenti, vivono ogni giorno le conseguenze della scarsità delle risorse, delle carenze di personale e dell'aumento dei bisogni assistenziali. È arrivato il momento di trasformare questa convergenza in una proposta comune per il futuro del Servizio sanitario nazionale». Proprio con questo obiettivo Anelli ha scritto al presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Massimiliano Fedriga, e a Massimo Fabi per individuare strategie condivise da sottoporre al Governo e al Parlamento.
Risorse distribuite in base ai bisogni reali
Al centro della proposta c'è il superamento degli attuali criteri di riparto delle risorse, che secondo la Federazione dovrebbero tener conto non solo della popolazione residente, ma anche dell'invecchiamento, delle condizioni socioeconomiche e delle difficoltà di accesso ai servizi. «Le risorse devono essere distribuite sulla base degli effettivi bisogni di salute – sottolinea Anelli – Trattare allo stesso modo territori profondamente diversi non produce uguaglianza: rischia, al contrario, di consolidare le disuguaglianze». In questa prospettiva si inserisce il Fondo nazionale di solidarietà per la salute, che sarebbe aggiuntivo rispetto al finanziamento ordinario del SSN.
Dal personale alle liste d'attesa
Per la FNOMCeO le nuove risorse dovrebbero essere vincolate a programmi verificabili e orientate al recupero dei principali squilibri del sistema. «Il Fondo dovrebbe finanziare programmi verificabili per recuperare i divari: personale, medicina generale, assistenza di prossimità, riduzione delle liste d'attesa, servizi nelle aree interne e sostegno ai pazienti e alle famiglie costrette a spostarsi per ottenere le cure», spiega Anelli. «Non si tratta di coprire inefficienze, ma di rendere concreto il principio di solidarietà nazionale, legando le risorse a risultati misurabili in termini di equità, accessibilità e qualità».
«Il medico non può essere l'ammortizzatore delle carenze del sistema»
Tra le priorità indicate dalla Federazione c'è anche il tema del personale sanitario. Le Regioni hanno chiesto una revisione del tetto di spesa e la Fnomceo sostiene la necessità di interventi strutturali. «Il medico non può diventare l'ultimo ammortizzatore delle carenze del Servizio sanitario nazionale», avverte Anelli. «Servono assunzioni, una programmazione attendibile dei fabbisogni, retribuzioni adeguate, sicurezza e condizioni di lavoro dignitose». Secondo il presidente della Fnomceo, per trattenere i professionisti nel servizio pubblico non bastano gli incentivi economici: è necessario restituire ai medici autonomia professionale e la possibilità di dedicare il tempo necessario alla cura delle persone.
Case della comunità e diritto alle cure
La Federazione richiama infine l'attenzione sulla sostenibilità della sanità territoriale e degli investimenti previsti dalla Missione 6 del PNRR. «Costruire Case della comunità, Ospedali di comunità e Centrali operative territoriali è indispensabile, ma non basta. Ora occorre riempire quelle strutture di professionisti, competenze, relazioni e servizi», evidenzia Anelli. Per la Fnomceo le liste d'attesa, la mobilità sanitaria e la rinuncia alle cure rappresentano oggi il segnale più evidente delle disuguaglianze presenti nel Paese. «Quando un cittadino rinuncia a curarsi perché non può pagare o perché non trova una prestazione disponibile, viene meno il patto di solidarietà sul quale si fonda la nostra Repubblica», conclude Anelli.




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