
Non sarà più sufficiente abbassare la glicemia: la cura dovrà guardare fin dall’inizio alla salute complessiva della persona. Le nuove linee guida internazionali sul diabete di tipo 2 indicheranno di valutare precocemente l’impiego di incretine e gliflozine, senza riservarle necessariamente alle fasi più avanzate della malattia. Il documento, elaborato dalla Società europea di diabetologia insieme all’American Diabetes Association, sarà presentato al congresso della Società europea per lo studio del diabete, in programma a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre.
Proteggere gli organi prima che compaiano i danni
Le indicazioni punteranno a superare un’impostazione concentrata quasi esclusivamente sul controllo della glicemia. Incretine e gliflozine offrirebbero infatti una protezione cardiovascolare e renale superiore rispetto a farmaci validi ma meno costosi, come la metformina, finora impiegata come prima scelta terapeutica. «Per molti anni l’obiettivo è stato il controllo della glicemia, che resta fondamentale – afferma Marcello Monesi, direttore della Diabetologia territoriale dell’Azienda USL di Ferrara – Oggi sappiamo che non basta: occorre considerare precocemente il profilo cardiovascolare, renale e metabolico della persona, prima che si manifestino danni d’organo».
Non una terapia uguale per tutti
Il nuovo orientamento non prevederà la prescrizione automatica dei farmaci innovativi a ogni paziente. Il principio sarà piuttosto quello di evitare ritardi non giustificati quando il quadro clinico farà prevedere un beneficio per il cuore, i reni o il metabolismo. La scelta dovrà quindi tenere conto delle caratteristiche e dei fattori di rischio della singola persona, anticipando la protezione degli organi nei pazienti per i quali le condizioni cliniche lo richiederanno.
Il peso economico delle cure innovative
La diffusione dei nuovi trattamenti pone anche una questione di sostenibilità. In Emilia-Romagna, nel 2024, la componente farmaceutica ha rappresentato il 38% del costo dell’assistenza al diabete, rispetto al 17% registrato nel 2016. Il Rapporto 2024 sugli Stati Generali del Diabete ha stimato in 2.800 euro il costo medio annuo sostenuto dal Servizio sanitario nazionale per ogni paziente con diabete. Applicando questa cifra alla popolazione regionale interessata, il peso complessivo della malattia supererebbe i 640 milioni di euro. Il confronto di Milano dovrà quindi affrontare una doppia sfida: anticipare le terapie quando possono prevenire complicanze e, allo stesso tempo, renderne sostenibile l’impiego all’interno del sistema sanitario.




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