
l'evoluzione nella cura del diabete di tipo 2 emersa durante il congresso FIASO di Bari, dove Francesco Giorgino, presidente della European Association for the Study of Diabetes (EASD), ha illustrato il nuovo orientamento condiviso dalle società scientifiche europee e americane: utilizzare precocemente farmaci basati sull'azione del GLP-1 e le gliflozine, anche in combinazione tra loro, per ottenere benefici clinici multipli.
La gestione multidimensionale del diabete
Nel corso dell’incontro, Giorgino ha evidenziato come la gestione del diabete di tipo 2 debba oggi superare il tradizionale approccio centrato esclusivamente sulla glicemia. Secondo l'esperto, è necessario considerare contemporaneamente diversi aspetti della malattia, a partire dal rischio di ipoglicemia e dalla gestione del peso corporeo. «Dobbiamo prendere consapevolezza che nel diabete di tipo 2 c'è un problema di ipoglicemia che rimane fondamentale, a cui va aggiunto il problema del controllo del peso», ha spiegato Francesco Giorgino, presidente dell'EASD, professore ordinario di Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell'Università di Bari e direttore dell'Unità Operativa Complessa di Endocrinologia e Malattie Metaboliche del Policlinico di Bari.
La protezione cardiovascolare e renale al centro delle cure
Le nuove evidenze hanno rafforzato l'attenzione verso le complicanze che più frequentemente incidono sulla prognosi dei pazienti con diabete. «Bisogna tenere conto anche di altre esigenze, come proteggere l'apparato cardiovascolare da infarto, ictus e morte improvvisa per cause cardiovascolari, riducendo allo stesso tempo l'impatto del danno renale», ha sottolineato Giorgino. La tutela della salute cardiovascolare e della funzione renale rappresenta infatti uno dei principali obiettivi terapeutici nelle persone con diabete tipo 2, in un'ottica di prevenzione delle complicanze a lungo termine.
Il ruolo crescente di GLP-1 e gliflozine
In questo contesto assumono un ruolo sempre più importante i farmaci basati sull'azione del GLP-1, le incretine e le gliflozine, che negli ultimi anni hanno modificato profondamente l'approccio terapeutico alla malattia. «I farmaci basati sull'azione del GLP-1, incretine e gliflozine sono particolarmente efficaci per lo scompenso cardiaco e i danni renali», ha affermato il presidente. Oltre al miglioramento del controllo metabolico, queste terapie consentono di intervenire su più fronti, compresa la gestione dell'obesità e dei fattori di rischio associati.
Le nuove raccomandazioni internazionali
Il messaggio più innovativo emerso al congresso riguarda però il momento di introduzione di queste terapie. «La nuova consensus della Società europea di diabetologia, che attualmente presiedo, e della Società americana di diabetologia, presentata durante l'ultimo congresso di New Orleans, è giunta a una conclusione fondamentale: preferire questi farmaci dall'inizio della malattia, anche in combinazione tra di loro», ha concluso Giorgino. Un'indicazione che conferma il passaggio verso una gestione del diabete di tipo 2 sempre più precoce, personalizzata e orientata alla prevenzione delle complicanze cardiovascolari e renali.




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