
Nel lavoro non è stata fatta distinzione tra i vari FANS utilizzati e finché non si faranno ulteriori studi, ha detto Bavry, il rischio dei FANS è da considerare "un effetto di classe" e il loro uso andrebbe evitato, preferendo un agente alternativo, come il paracetamolo. Tuttavia, ha sottolineato lo specialista, "i pazienti non devono sospendere questi farmaci di loro iniziativa, ma parlarne prima con il proprio medico”. All'interno della coorte di oltre 22mila pazienti dello studio INVEST, Bavry e i suoi collaboratori hanno identificato i pazienti che a ogni visita di controllo riferivano di prendere FANS e li hanno definiti utilizzatori cronici (882 soggetti). Per lo più, i motivi per cui i pazienti assumevano questi farmaci erano l'artrite reumatoide, l'artrosi e la lombalgia. Li hanno quindi confrontati con i soggetti che prendevano gli antinfiammatori solo in modo intermittente (7.286 soggetti) o che non li prendevano mai (14.408) su una media di 2,7 anni e aggiustato i dati per i possibili fattori confondenti. L’outcome primario – dato dalla combinazione di mortalità per ogni causa, infarto miocardico non fatale o ictus non fatale – si è verificato con una frequenza di 4,4 eventi per 100 pazienti-anno nel gruppo degli utilizzatori cronici contro 3,7 eventi per 100 pazienti-anno nel gruppo degli utilizzatori non cronici, il che equivale a un aumento del 47% del rischio nel primo gruppo rispetto al secondo (hazard ratio aggiustato 1,47; P = 0,0003).




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