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Artrite reumatoide: il 75% dei malati e' donna

Reumatologia

Un quadro accompagnato spesso anche dalla presenza di un persistente dolore cronico (49%). Restano un tabù le implicazioni di natura sessuale: il 74% dei pazienti ha riserbo a parlarne con il reumatologo o il ginecologo, figura referente per la donna, ed accetta come irrisolvibile la disabilità in tutti i suoi aspetti (44%). Buoni risultati nella cura dell'artrite reumatoide si ottengono dalla combinazione di cure e fisioterapia (ma praticata con assiduità solo da 1 paziente su 4), sia a livello clinico che nella percezione del paziente, con ricadute positive sul rallentamento dell'evoluzione della malattia (43%), la diminuzione del dolore (43%), un miglioramento dello stato complessivo di salute (31%), contro un 8% di pazienti che non hanno alcun giovamento dai trattamenti. Nuove speranze per questa malattia sono oggi correlate a cure con effetto antinfiammatorio a base di cortisone a rilascio notturno programmato che possono aiutare ad alleviare la rigidità articolare mattutina ed il dolore cronico. "Vi e' la diffusa ed errata convinzione - ha spiegato la presidente di O.N.D.A., Francesca Marzagora - che l'artrite reumatoide colpisca soltanto la popolazione fra i 51 e i 70 anni o addirittura solo gli ultrasettantenni.

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In realtà essa si estende già a partire dai 35 anni, con picchi fra 40 e i 60 anni, ma non ne sono esclusi neanche i giovani e i bambini molto piccoli. Da qui l'esigenza di contrastare non soltanto lo sviluppo della malattia, ma anche di far fronte al dolore e alla rigidità mattutina con terapie innovative e mirate al miglioramento della qualità di vita". "Il messaggio che scaturisce forte e chiaro - ha aggiunto Giovanni Minisola, Presidente della Società Italiana di Reumatologia e Primario Reumatologo presso l'Ospedale di Alta Specializzazione 'San Camillo' di Roma - e' che esiste tra gli interessati piena consapevolezza del problema e che e' vivo il desiderio di una soluzione. La soluzione oggi può essere trovata individuando le vie farmacologiche più appropriate, al fine di evitare la limitazione funzionale, di combattere le deformità articolari e di controllare i sintomi nel modo migliore. Resta prioritaria la diagnosi precoce fin dai primi campanelli di allarme e la somministrazione tempestiva dei farmaci necessari".
Reumatologia
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