
Inoltre, sempre secondo l'Fda le etichette delle statine devono contenere informazioni riguardanti pazienti che hanno sperimentato perdita di memoria e stato confusionale. La misura precauzionale da parte dell'Fda e' conseguente ai risultati di una ricerca pubblicata nel 2010 dalla rivista medica 'The Lancet', che prendeva in considerazione un campione di oltre 90mila pazienti. Secondo i ricercatori la terapia con statine e' associata ad un leggero incremento del rischio di sviluppare il diabete. Tuttavia il rischio e' basso sia in termini assoluti sia se paragonato alla riduzione di casi coronarici. Nessun commento per ora da parte della casa farmaceutiche. Fa discutere l'allarme lanciato in Usa dalla Food and Drug Administration (Fda) sul rischio diabete per chi assume statine, i farmaci anti-colesterolo assunti da milioni di americani e italiani, e non solo. E' il presidente della Societa' italiana per la prevenzione cardiovascolare (Siprec), Bruno Trimarco, a sostenere che questo rischio "e' tutto da dimostrare", citando uno studio su 10 mila pazienti del suo ambulatorio, in fase di pubblicazione, secondo il quale e' il particolare profilo metabolico di chi assume statine, e non l'assunzione del farmaco, ad aumentare il rischio. "Bilanciare il rapporto costo/beneficio" dell'uso delle statine e' invece la parola d'ordine di Stefano Del Prato, presidente della Societa' italiana di diabetologia, secondo il quale quello di contrarre il diabete "e' un rischio che si puo' correre, visto che questi farmaci riducono notevolmente il rischio cardiovascolare". A chiedere maggiori approfondimenti in materia e' Trimarco. "L'allarme dell'Fda - precisa - nasce probabilmente da uno studio pubblicato quest'anno su Archives of Internal Medicine e condotto su donne, secondo il quale il rischio di diabete a 8 anni per chi non prendeva le statine era del 6,4%, tra chi le prendeva del 9,9%, con un aumento quindi del 50%. E' possibile che il gruppo che prendeva le statine avesse una configurazione metabolica diversa.




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