
Proprio su questa categoria di farmaci innovativi sono puntati i riflettori del congresso della Societa' americana di oncologia clinica (Asco), il maggior appuntamento del settore con la partecipazione di circa 30 mila esperti. A spiegare la portata di questi farmaci di frontiera e' Carmelo Pozzo, oncologo dell'Universita' Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma, il cui dipartimento ha collaborato a diversi studi sulle terapie a bersaglio molecolare presentati all'Asco e sta sperimentando nuove molecole di farmaci biologici per varie neoplasie: ''Queste molecole - chiarisce - vanno a colpire ed interrompere particolari meccanismi alla base della diffusione delle cellule tumorali ma colpiscono, appunto, solo determinati enzimi coinvolti nella cancerogenesi, senza danneggiare le cellule sane. Non sono prodotti di sintesi chimica ma derivano da anticorpi umanizzati di origine murina: da qui la denominazione di farmaci biologici''. L'aspetto fondamentale, sottolinea, e' che ''grazie all'esame di particolari marcatori, ovvero sostanze biologiche correlate alla presenza di una neoplasia, possiamo oggi sapere se un particolare farmaco biologico sara' o meno efficace per quel particolare paziente. Questi farmaci hanno dunque dato il via alla frontiera delle terapie personalizzate su misura del paziente''. Notevoli i vantaggi, in vari casi, rispetto alla chemioterapia: ''Si evitano effetti tossici, aumenta la sopravvivenza e si riduce la massa tumorale, con una stabilizzazione della malattia''.




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