
La dieta orientale è risultata neutra sulla incidenza di nuovi infarti. Infatti gli autori, pur riconoscendo alla dieta orientale una capacità potenzialmente protettiva, notano che l'eccesso di sodio contenuto nelle salse compensa gli effetti benefici. Il messaggio dello studio non è certamente nuovo ma sorprende la differenza riportata nella incidenza d'infarto acuto in popolazioni omogenee e differenti solo per la dieta dichiarata. Infatti tra la popolazione nel quartile “molto occidentale” e quella “molto prudente” la differenza arriva al 92%. Dallo studio sono stati esclusi i pazienti con diabete mellito o ipertensione arteriosa che avrebbero introdotto variabili confondenti alla analisi statistica. La dieta prudente assomiglia molto alla dieta “mediterranea” anche se non è precisamente specificato nel lavoro. Lo sforzo degli autori è stato quello di valutare le abitudini alimentari sbagliate o quelle virtuose nei vari paesi analizzando la dieta locale per poi incasellare il tipo di dieta nelle tre “famiglie” prestabilite. Vi sono ormai numerose evidenze scientifiche che legano il tipo di dieta al rischio di infarto ed è ora che non solo i medici cardiologi ma anche le istituzioni facciano uno sforzo per promuovere condotte alimentari virtuose. Anche nel nostro paese la dieta è cambiata notevolmente negli ultimi decenni e la dieta “mediterranea” comunemente praticata in Italia il secolo scorso non è più molto diffusa. Molti cardiologi autorevoli come il Prof. Valentin Fuster considerano l'insegnamento della corretta alimentazione fin dalle classi elementari una delle misure più efficaci per ridurre “l'epidemia” di diabete obesità e malattie cardiovascolari in tutto il mondo e credo che abbia ragione.




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.