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Aperta la strada ai vaccini genomici

Farmaci Redazione DottNet | 06/12/2012 20:06

Alcuni ricercatori dell'Universita' Statale di Milano hanno sviluppato un nuovo metodo per creare vaccini piu' sicuri e piu' stabili, a partire dalle informazioni contenute nel DNA e basandosi su una combinazione di metodi sperimentali e di simulazioni al computer. La scoperta e' stata pubblicata sulla rivista scientifica Structure e, secondo i suoi realizzatori, ''rappresenta il primo caso in Italia di scoperta e analisi di antigeni secondo il nuovo approccio della vaccinologia strutturale''.

Gli scienziati del Dipartimento di Bioscienze della Statale, in collaborazione con l’Istituto di Chimica del Riconoscimento Molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR Milano), hanno elaborato ''un approccio nettamente distinto dai metodi tradizionali di produzione dei vaccini''. Normalmente, per creare un vaccino tradizionale i ricercatori si basano sulle caratteristiche dell'agente patogeno, di solito un virus o un batterio: molti, infatti, sono realizzati con patogeni 'frammentati' o attenuati, cioe' resi innocui ma ancora in grado di stimolare il sistema immunitario. Con il nuovo approccio, invece, il vaccino viene realizzato studiando il DNA, la struttura del patogeno e le simulazioni al computer.

Con il PC, in particolare, si studiano le forme 3D delle proteine del batterio o del virus e si identificano i 'punti d'attacco' degli anticorpi, ovvero quelle porzioni che possono scatenare le difese immunitarie. ''Rispetto alla vaccinologia tradizionale - spiegano i ricercatori - la vaccinologia strutturale mira a produrre antigeni protettivi in maniera più rapida, privi dei pericoli associati all’uso di microroganismi attenuati, e dotati di elevata stabilità, ad esempio nei confronti di condizioni ambientali quali i lunghi trasporti o il deposito in condizioni climatiche avverse''.

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Usando questo approccio gli scienziati hanno gia' isolato e caratterizzato un antigene del patogeno Burkholderia pseudomallei, responsabile della meloidosi, una malattia di difficile diagnosi, spesso fatale, endemica nelle zone tropicali del sud-Est asiatico e del Nord-Australia, che risulta particolarmente contagiosa soprattutto nella stagione delle piogge e nei periodi di coltivazione delle risaie. ''Anche se manca ancora una tappa per giungere ad avere il vaccino vero e proprio - conclude Martino Bolognesi, responsabile della ricerca - si tratta del primo studio che ha dimostrato la fattibilità  del metodo, validando le diverse fasi sperimentali che compongono la vaccinologia strutturale. Per la prima volta abbiamo identificato e prodotto epitopi sintetici basandoci unicamente sullo studio della struttura e delle proprieta' biofisiche di una proteina. Questo lavoro introduce un nuovo modello di sviluppo generale, sia nel campo della progettazione di vaccini che in quello della produzione di diagnostici''.

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