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Allarme antibiotico-resistenza in Italia: è la più alta in Ue

Farmaci


Il rapporto fornisce dati del 2011 sulla resistenza agli antibiotici di sette patogeni invasivi (Streptococcus pneumoniae, Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Klebsiella pneumoniae e Pseudomonas aeruginosa) in 29 Paesi europei. Il problema allarmante per il nostro Paese, sottolinea l'Ecdc, e' l'aumento di resistenza nei batteri Gram-negativi. Notevole il problema negli ospedali. La frequenza di antibiotico-resistenza nei ceppi di Pseudomonas aeruginosa continua a rimanere elevata (21%), e per i batteri Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae la frequenza di resistenza e' in continua evoluzione.

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Nei ceppi di E.coli la resistenza agli antibiotici fluorochinoloni e' salita dal 25% del 2003 al 41% del 2011. Stesso trend per la resistenza alle cefalosporine di terza generazione, passata dal 6% al 20%. Un'emergenza che, secondo l'Ecdc, seppur presente in molti Paesi, e' ormai endemica in Italia e' quella dei ceppi di Klebsiella pneumoniae produttori di carbapenemasi, enzimi in grado di inattivare i carbapenemi, antibiotici di ultima risorsa per trattare infezioni da batteri multiresistenti. In Italia, in 2 anni, i ceppi di K. pneumoniae resistenti ai carbapenemi sono passata dall'1,6% del 2009 al 15% del 2010, al 27% del 2011.
Farmaci
Commenti
SC
Stefano Cenerelli
Vorrei commentare la segnalazione dell'allarme sui livelli di antibiotico-resistenza in Italia, che presenta i livelli superiori rispetto ai restanti paesi della Ue. Praticando la medicina omeopatica come complemento ai trattamenti tradizionali/convenzionali, ho potuto verificare in prima persona che il ricorso ai due tipi di pratica riduca almeno nella metà dei casi la necessità di utilizzo di antibiotici. Tale esperienza è oramai suffragata da numerose casistiche e studi in ambito internazionale. Credo quindi che la non invidiabile classifica italiana della antibiotico resistenza sia almeno in parte da inputare al basso grado di conoscenza e pratica delle medicine non convenzionali da parte della classe medica. Il tutto è inoltre aggravato dalla mancanza in Italia di una normativa che stimoli, orienti e definisca ai medici e ai pazienti che cosa sia tale medicina e chi possa con competenza occuparsene. La legislazione dei grandi paesi europei (francia, germania, regno unito) ci indica la strada da molto tempo, ma ancora fatichiamo ad imboccarla. Ed intanto i batteri ne approfittano (almeno quelli che risiedono in Italia).
Rispondi
23/01/2013 09:56

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