
Più concorrenza nel farmaco, non nelle farmacie. La ricetta dei sei saggi incaricati dieci giorni fa dal presidente Napolitano di stilare un’agenda delle riforme economiche possibili, da lasciare al governo che verrà, punta su un impiego più adeguato dei medicinali.
I sei (Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Antitrust, Salvatore Rossi, membro del direttorio di Bankitalia, Enzo Moavero Milanesi, ministro per gli Affari europei, Giancarlo Giorgetti e Filippo Bubbico, presidenti delle commissioni parlamentari permanenti) hanno consegnato domenica scorsa la loro relazione finale al Capo dello Stato (assieme a quella dei quattro saggi che si sono occupati di riforme istituzionali). Il documento, un’ottantina di pagine in tutto, tocca tutti i settori del sistema-paese, dall’istruzione al lavoro, dalla Sanità all’innovazione. E torna a invocare il concetto di maggiore concorrenza: «La concorrenza aumenta il benessere dei consumatori perché accresce le loro possibilità di scelta e porta una riduzione dei prezzi» si legge nella relazione «e costituisce un potente catalizzatore per l’innovazione, che è uno strumento fondamentale per rafforzare la crescita e la competitività». Per i saggi, dunque, vanno rimosse «le barriere che bloccano alcuni settori e rendono difficile, anche nei mercati aperti e liberalizzati, l’effettiva partecipazione di nuovi attori economici».
Fonte: Federfarma
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