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Ospedali di prossimità in Emilia e Veneto: il ruolo degli Mmg

Sanità pubblica

Primo passo sono gli ''ospedali di prossimità o di comunità'', come strutture intermedie tra l'assistenza domiciliare (o in Rsa) e il ricovero ospedaliero, ad esempio per episodi acuti di patologie croniche, pensando agli anziani in costante aumento (restano uno di quegli importanti mutamenti demografici). Sono strutture con meno diagnostica e più assistenza, meno specialistica e più infermieristica. Hanno posti letto per pazienti che hanno bisogno di vicinanza al proprio domicilio. Il riordino conferma anche un dipartimento di emergenza-urgenza di primo livello (Pronto soccorso) in ogni ospedale di distretto, riorganizzando però il secondo livello. E inoltre nelle cure primarie, ai medici di base si aggiunge l'investimento sulle Case della Salute: piccole, medie o grandi in base a popolazione e territori, in quelle grandi sono già disponibili anche servizi di presa in carico per prestazioni specialistiche complesse (ad esempio radiodiagnostica, dialisi e riabilitazione): sono già aperte 52 Case della Salute ma il numero si aggiorna rapidamente e diventeranno 111 con altre nei prossimi due anni. Anche la sanità nel Veneto cambia volto: la riforma che si delinea dalle “schede di dotazione ospedaliera-territoriale” - approvate dalla giunta di Luca Zaia dopo un anno di discussioni - privilegia decisamente la razionalizzazione rispetto ai temuti tagli lineari. Punto di partenza è la limitazione dei ricoveri tramite il rafforzamento delle cure territoriali con la nascita degli ospedali di comunità e delle medicine di gruppo integrate per riavvicinare medici e pazienti. A fronte di una spedalizzazione pari a 3,5 per 1000 abitanti, in linea con la percentuale dettata dal ministero della salute, calano i posti letto ospedalieri riservati ai malati acuti (500 euro il costo giornaliero) e crescono quelli di comunità destinati a riabilitazione e lungodegenza (il cui onere non supera i 150 euro) che sorgeranno in reparti e padiglioni dismessi ma anche in case di riposo; il saldo è +36 (per un risparmio annuale stimato in cento milioni) con conseguente aumento del numero dei primariati che passerà dagli attuali 727 a 754. Ancora, la manovra triennale mira a potenziare l’urgenza-emergenza per assicurare una risposta ai casi gravi entro la «golden hour» (fatidica frazione di tempo spesso decisiva) salvaguardando le eccellenze nella terapia clinica. Ma l’architrave del progetto è la rinnovata gerarchia degli ospedali, suddivisi in “hub” di riferimento europeo (le Aziende ospedaliere di Padova e Verona) con garanzia di risposta per le alte specialità, compiti di didattica e di ricerca; poli di riferimento provinciale - gli ospedali capoluogo di Mestre, Treviso, Vicenza, Belluno, Rovigo - e presìdi provinciali “spoke”, concepiti su un bacino assistenziale di circa 200 mila abitanti. A completare il sistema, le reti cliniche dotate di telerefertazione e teleconsulto che riguardano l’oncologia, l’emodinamica, l’ictus, le emergenze-urgenze pediatriche e neonatali, le emorragie digestive, le neuro e cardiochirurgie, le radiologie, i laboratori con la centralizzazione della fase analitica, le anatomie patologiche, la riabilitazione. Ma cos’è in concreto l’assistenza territoriale, autentico caposaldo delle schede? È un modello che abbina le cure primarie (garantite dalla medicina generale) alle strutture di ricovero intermedie (Ospedali di comunità, Unità riabilitative territoriali e Hospice per malati terminali) coinvolgendo i medici di famiglia. Proprio ieri la giunta regionale ha approvato la delibera che li impegna a garantire «un’assistenza globale, dalla prevenzione alla palliazione, centrata sulla persona h24 e 7 giorni su 7». In che modo? Allestendo team multiprofessionali - costituiti da medici e pediatri di famiglia, specialisti, medici di continuità assistenziale, assistenti sociali - che avranno come leva la Centrale operativa territoriale: attivata in ogni Ulss, coordinerà la “presa in carico protetta” del paziente, fungerà da raccordo tra le strutture ospedaliere e territoriali e sarà attivata su richiesta dei medici o delle famiglie del paziente. Altro cardine, la rete urgenza-emergenza che si articola in un coordinamento regionale e sette centrali operative su base provinciale; 44 le unità di pronto soccorso negli ospedali, 4 punti di primo intervento e altrettanti servizi di elisoccorso, 46 automediche e 100 ambulanze di soccorso avanzato.

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Fonte: Regione Emilia Romagna, regione Veneto

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