
"Due milioni e 500mila malati di tumore rispetto alla popolazione italiana - spiega Labianca - sono una cifra non solo significativa, ma un segnale di richiamo alla politica nazionale perché intervenga quanto prima con una legge quadro che indichi dei paletti chiari sui livelli essenziali di assistenza ai malati oncologici, punti alla realizzazione su tutto il territorio nazionale delle necessarie reti oncologiche oltre che l'introduzione dei processi diagnostici terapeutici". La legge, per Labianca, servirebbe "a dare ordine, riaccendere i riflettori, mettere al centro l'oncologia in un periodo in cui se ne parla poco e male. Potrebbe essere lo strumento per mettere ordine anche perché i vari piani sanitari nazionali sono una buona intuizione, ma per ora mai del tutto applicati". L'obiettivo della proposta del Cipomo è la 'Precision Medicine', frontiera già promossa dalla medicina Usa, un nuovo paradigma di gestione del malato oncologico che presuppone la creazione di reti a livello nazionale - o almeno per macroregioni - dove le strutture oncologiche ospedaliere vengano messe in connessione diretta con laboratori di alta specializzazione per garantire così un'alta qualità nei test e contemporaneamente poter procedere a evidenti risparmi in termini di costi. La Precision Medicine prevede anche la diagnosi precoce della malattia, e richiede inoltre investimenti per la ricerca del bersaglio terapeutico ottimale del singolo malato per una terapia farmacologica sempre più mirata e selettiva.
Se l’articolo ti è piaciuto inoltralo ad un collega utilizzando l’apposita funzione
Fonte: Cipomo

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.

Uno studio identifica un asse di segnalazione indipendente dai nutrienti: le mutazioni di ATP6V1B2 possono sostenerne l’attivazione e favorire la proliferazione neoplastica.

Il progetto europeo coinvolge 133 organizzazioni di 29 Paesi e punta a condividere competenze e innovazione in sette aree dell’oncologia, favorendo una maggiore uniformità dell’assistenza e il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica c

Nello studio di fase 3 DeLLphi-305, la combinazione in mantenimento di prima linea ha portato la sopravvivenza globale mediana a 21,1 mesi, rispetto ai 12,7 mesi con il solo durvalumab, nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio
Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.