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Studio italiano, uso statine non ancora ottimale

Medicina Generale

Eppure - ricorda una nota - le patologie cardiovascolari sono ancora la principale causa di morte nei paesi ad alto reddito. In Italia, il 42% della mortalità totale è dovuto a patologie cardiocerebrovascolari, con 235.289 decessi l'anno. E sono 200 mila i nuovi casi di infarto del miocardio, 196 mila ictus e 170 mila di scompenso cardiaco. Con numeri come questi, la priorità dovrebbe essere quella di perseguire un adeguato controllo di tutti i principali fattori di rischio cardiovascolare globale, a cominciare dall'ipercolesterolemia. Che, al contrario, non viene trattata in modo efficace: più del 60% degli italiani ha ancora livelli troppo elevati di colesterolo Ldl, e il 65,8% dei pazienti dislipidemici non raggiunge il target terapeutico. "Ciò che va fatto è individuare, con un monitoraggio appropriato, i cittadini i cui parametri lipidici richiedano un trattamento, e ridurre progressivamente i livelli di colesterolo Ldl", afferma Marco Fagotti, direttore del servizio farmaceutico della Asl di Foligno. Che ricorda l'esito dello studio umbro: "sulla base dei dati relativi al consumo di farmaci nella nostra Asl, sembra che siano trattati con statine meno pazienti di quanto sarebbe necessario e il 55% dei nuovi pazienti ammessi al trattamento presentava valori di colesterolo Ldl di 160 mg/dL7".

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