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Aumentano le farmacie comunali in vendita

Farmacia

 Ne parla il periodico Filodiretto di Federfarma. Ma anche nel resto d’Italia è un florilegio di aste e dismissioni: soltanto tra i casi più recenti si possono citare Schio in provincia di Vicenza (dove si sono dovute indire più gare, per mancanza di acquirenti) e  Montebelluna in provincia di Treviso (cessione a un privato conclusa invece in breve, con un rilancio di 200mila euro sulla base d’asta), Latina nel Lazio, Desio in Brianza (dove il comune vuole cedere la quota restante della società che gestisce i tre presidi municipali), San Giovanni Lupatoto (provincia di Verona), San Giovanni Teatino (Chieti) e Ceriale, in provincia di Savona.  Nonostante tutto, però, i casi che più attirano rimangono quelli dei tre comuni toscani. Contribuisce in tal senso anche una recente delibera della Regione, datata 22 luglio, che metteva in pista le procedure previste dal decreto “Cresci-Italia” per consentire ai comuni di aprire farmacie soprannumerarie nelle stazioni ad alta percorrenza, nei grandi centri commerciali e via di seguito. In sintesi, mentre i sindaci cercano di vendere la Regione chiede loro se c’è chi vuole aprire. Fuori luogo ma non solo: se qualcuno rispondesse positivamente potrebbe uscirne un danno per i comuni che dismettono, perché con ogni probabilità diminuirebbe il valore delle farmacie in vendita. E non aiuterebbe, perché già ora le amministrazioni municipali non sempre riescono a trovare subito acquirenti. Questo, per esempio, è il motivo per cui a Grosseto le farmacie private non sembrano per ora preoccuparsi molto dei progetti del comune: «In tutto le farmacie sono sette» spiega il presidente di Federfarma provinciale, Goffredo Bartolozzi Bernardini «una di queste è sempre stata tenuta separata dalla società che gestisce i presidi e quindi verrà venduta a parte, a un prezzo d’avvio che pare decisamente fuori mercato. Per le altre il comune venderà la sua quota di partecipazione societaria, pari al 51%. Il resto appartiene a Codifarma ma anche loro vorrebbero uscire. Risultato, al momento non mi sembra di vedere sul mercato soggetti realmente interessati a un’operazione di questa portata». Il caso di Cecina, invece, è ancora più emblematico: qui, infatti, il comune è costretto a vendere le sue farmacie dalla legge 78/2010, che impone ai comuni sotto i 30mila abitanti che chiudono i bilanci in rosso per tre anni consecutivi di dismettere tutte le partecipate. L’asta è prevista per il 10 ottobre, base 2,6 milioni per due presidi e dieci dipendenti. 

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Fonte: federfarma

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