
L'apoptosi, una vera e propria morte cui la cellula si condanna quando la sua condizione è troppo danneggiata o compromessa, può spesso fallire. In molti tipi di tumore, come quello della prostata, della cervice, del colon-retto e del polmone, l'apoptosi viene inibita da una massiccia produzione di Xiap (X-linked Inhibitor of Apoptosis), una proteina che di norma protegge dal suicidio le cellule sane, ma la cui esagerata presenza impedisce invece la distruzione di quelle tumorali. Bloccare questa sostanza è stato dunque l'obiettivo degli scienziati. L'equipe è partita da una proteina esistente in natura (Smac-Diablo), che agisce come inibitore di Xiap attraverso un particolare tetrapeptide. Obiettivo del lavoro era ingegnerizzare varianti sintetiche di Smac-Diablo più efficaci e rapide nel bloccare la protezione che la Xiap fornisce alle cellule tumorali.

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.

Uno studio identifica un asse di segnalazione indipendente dai nutrienti: le mutazioni di ATP6V1B2 possono sostenerne l’attivazione e favorire la proliferazione neoplastica.

Il progetto europeo coinvolge 133 organizzazioni di 29 Paesi e punta a condividere competenze e innovazione in sette aree dell’oncologia, favorendo una maggiore uniformità dell’assistenza e il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica c

Nello studio di fase 3 DeLLphi-305, la combinazione in mantenimento di prima linea ha portato la sopravvivenza globale mediana a 21,1 mesi, rispetto ai 12,7 mesi con il solo durvalumab, nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio
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