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Parafarmacie sconfitte: per l’Ue legittimi i divieti per la fascia C

Farmaci

 "Il principio del diritto Ue sulla 'libertà di stabilimento' non osta ad una normativa nazionale, che riserva alle farmacie la vendita di medicinali soggetti a ricetta medica, ma posti a carico dell'acquirente". Sebbene non si tratti di un parere vincolante, l'avvocato generale propone alla Corte di rispondere così al Tar della Lombardia, che chiedeva chiarimenti in merito.  Una legge italiana del 1913 prevede infatti che la prestazione di servizi farmaceutici sia definita come un'"attività primaria dello Stato", che può essere esercitata solo attraverso le farmacie comunali o con concessione governativa a privati farmacisti. Intanto una legge del 2006 ha autorizzato l'apertura delle parafarmacie, e la vendita di farmaci da banco (classe C e C bis).  Nel 2012 vari proprietari di parafarmacie hanno presentato domande (presso le Asl, le amministrazioni comunali, il Ministero della Salute e l'Agenzia italiana del Farmaco), per l'autorizzazione a vendere al pubblico medicinali soggetti a ricetta medica ma a totale carico dell'acquirente, nonché tutte le specialità per uso veterinario soggette a ricetta medica, ma anche queste a carico del cliente.  Le Asl ed il Ministero della Salute hanno respinto le domande, poichè i medicinali in questione potevano essere venduti solo nelle farmacie. Così i proprietari delle parafarmacie hanno impugnato le decisioni dinanzi al Tar della Lombardia, sostenendo che la normativa italiana era incompatibile con la normativa Ue.  Nella causa hanno presentato osservazioni scritte anche i governi italiano, spagnolo e portoghese, e la Commissione.

Federfarma esprime apprezzamentoper le conclusioni dell'avvocato generale della Corte di Giustizia Europa, Nils Wahl, ''Nelle proprie conclusioni, infatti - rileva Federfarma in una nota - l'avvocato generale ha ribadito il pieno diritto di uno Stato membro dell'Unione Europea di adottare regole restrittive che, a tutela della salute pubblica, garantiscano la presenza di una rete di farmacie capillare ed equilibrata, assicurandone la diffusione anche nelle zone economicamente meno vantaggiose ''. Le farmacie italiane, in quanto presidi del SSN, prosegue Federfarma, ''sono sottoposte a una serie di obblighi e vincoli a tutela della salute pubblica, che comportano costi aggiuntivi rilevanti a carico delle farmacie stesse e che, ovviamente, non riguardano gli esercizi commerciali. Estendere anche a questi ultimi esercizi la vendita di medicinali oggi affidati alle farmacie, significherebbe ridurre ulteriormente le risorse disponibili, con il rischio di compromettere l'efficienza e la capillarità del servizio farmaceutico, a danno dei cittadini. Pertanto, la normativa italiana, che riserva alle farmacie la vendita dei medicinali con ricetta medica - sottolinea l'avvocato Wahl - è correttamente finalizzata a scongiurare il rischio che alcune zone del territorio nazionale siano servite da un numero insufficiente di farmacie ''. 

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Fonte: Corte Europea, federfarma

Farmaci
Commenti
FZ
Fabrizio ZANARDI
sono perfettamente d'accordo con l'ALTA CORTE EUROPEA dr Fabrizio Zanardi medico
Rispondi
06/09/2013 19:26
RD
Roberto Dominici
Secondo me esprimere questa materia in termini di vittoria o sconfitta non è una grande idea, vediamo inoltre se la sentenza sara' in linea con la requisitoria (cosa non scontata). Se si approfondisce il solco tra farmacie e parafarmacie (intese come pseudofarmacie sfigate) creiamo contrapposizioni tra colleghi assolutamente inutili. Sarebbe invece opportuno che la possibilita' di conduzione di una farmacia sia ottenuta attraverso un concorso a pubblica graduatoria (se vogliamo semplificare un po' come i notai) nella speranza che almeno ci arrivi gente preparata professionalmente. Infine ci sono comunque i giudizi aperti in Corte Costituzionale e presso i TAR (ma non è una guerra) Chi deve veramente guadagnarci è solo l'assistito
Rispondi
06/09/2013 17:09

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