
Nella missiva, il Garante invita anche le amministrazioni a preferire meccanismi più competitivi, come le gare d’appalto per servizi, nell’assegnazione a farmacie e grossisti della distribuzione per conto. Per l’Authority, infatti, non c’è ragione perché le Regioni non «perseguano modalità maggiormente competitive nella selezione dei distributori intermedi e finali», vale a dire «procedure di selezione a evidenza pubblica» dalle quali si possano ricavare «maggiori risparmi» per il Ssn. Alle considerazioni dell’Antitrust Federfarma replica ricordando che da tempo il sindacato denuncia in tutte le sedi istituzionali le differenze esistenti sul territorio nelle modalità distributive dei farmaci, tanto del Pht quanto (in diversi casi) di fascia A. Ne derivano disparità di trattamento nei confronti dei cittadini che si traducono in un mancato rispetto dei Livelli essenziali di assistenza, i cosiddetti Lea. Federfarma ha proposto ripetutamente, alle Regioni così come al Governo, di definire le modalità organizzative della Dpc in un accordo quadro nazionale che dia a cittadini e operatori la certezza di poter contare su procedure di distribuzione uniformi sul territorio, su costi contenuti e trasparenti e anche su un monitoraggio professionale dei consumi e delle terapie farmacologiche. Proprio per rendere più conveniente e omogenea la distribuzione dei farmaci Federfarma sta lavorando da vari anni a una riforma della remunerazione già stabilita da norme varate dal Parlamento in due diverse occasioni.
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Fonte: antitrust, federfarma,




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