
La medicina attuale è ancora pensata e testata 'al maschile', ma un farmaco ha effetti diversi a seconda del sesso, e quindi potrebbe rivelarsi più efficace se le sperimentazioni cliniche venissero eseguite tenendo conto anche delle particolarità delle pazienti donne.
E' una "cecità di genere" secondo Luca Pani, direttore dell'Agenzia del farmaco (Aifa), intervenuto oggi presso il convegno 'Salute di genere: una proposta per il futuro', organizzato presso l'Istituto Superiore di Sanità, che punta il dito contro "l'inadeguatezza della metodologia utilizzata nelle sperimentazioni cliniche", essenzialmente focalizzate sugli 'uomini'. Ciò è evidente da due aspetti: "la sottorappresentazione della componente femminile" nei trial e "l'assenza di un'adeguata analisi di genere dei dati ottenuti" ha spiegato Pani aggiungendo che l'Aifa ritiene utile "sensibilizzare le aziende farmaceutiche che presentano dossier di registrazione di nuovi medicinali ad effettuare anche l'elaborazione dei dati disaggregati per genere, in maniera tale da evidenziare eventuali differenze" di risposte su soggetti di sesso diverso. Una prospettiva questa, che potrebbe tradursi anche in risparmi sulla spesa. Le donne si distinguono per tanti aspetti dagli uomini, non ultimo per quel che riguarda la salute, ovvero il modo di ammalarsi e di rispondere alle cure, è stato ribadito durante il convegno. Una stessa malattia, infatti, può avere incidenza, sintomatologia, decorso e prognosi diverse a seconda del sesso.
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Fonte: aifa
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