
(clicca qui per scaricare il rapporto completo) A tale spesa, ha osservato De Molli, va poi aggiunto un ulteriore elemento: ''Se si inserisce nel modello la componente delle patologie, si scopre che, ad esempio, solo considerando la patologia del diabete, nell'arco temporale 2013-2050 sarà necessario 'recuperare' 140 mld solo per curare questa malattia in aumento. Senza contare - ha aggiunto - altre patologie significative come quelle cardiovascolari''. Tutto questo, è l'allarme lanciato dall'economista, ''evidenzia come il modello non sia più sostenibile, e non solo non è più possibile fare dei tagli, bensì è urgente trovare altre risorse per investimenti aggiuntivi. Il modello andrà cioè ritarato''. In generale, quello delineato nel Rapporto di Meridiano Sanità è un sistema a ''luci ed ombre'' ed occorre, affermano gli esperti, ''una via di uscita anche per la competitività del Paese''. Infatti, si sottolinea nel Rapporto, la spesa sanitaria pubblica italiana ''è sensibilmente inferiore rispetto agli altri Paesi (7,1% del PIL rispetto alla media UE-15 del 7,7%). Solo per fare un esempio, a livello pro capite, in termini di spesa sanitaria pubblica l'Italia oggi spende 752 euro in meno rispetto alla Germania e il gap è destinato ad aumentare (928 euro in meno nel 2018) se le condizioni rimarranno inalterate''. L'ipotesi di nuovi tagli, rileva il Rapporto, ''è quindi difficilmente sostenibile. Dall'altro lato emerge la necessità di sostenere con investimenti i nuovi bisogni di salute e le innovazioni scientifiche e tecnologiche''. In questo contesto, tuttavia, sia pure con un'industria ''in contrazione e l'innovazione in ritardo'', il settore farmaceutico ''rappresenta un'eccezione nel panorama della manifattura italiana''. La salvaguardia del Servizio Sanitario Nazionale, conclude Meridiano Sanità, può essere dunque garantita agendo su tre direttrici: prevenzione e salute, organizzazione e finanziamento, industria e crescita.
La spesa complessiva per le attività di prevenzione sanitaria ha sfiorato nel 2011 i 5 mld di euro, corrispondente al 4,2% della spesa sanitaria nazionale, contro il livello fissato nel Patto per la Salute 2010-2012 del 5%. Tra le attività di prevenzione, quelle di igiene e sanità pubblica assorbono il 26% delle risorse (in calo del 4,7% negli ultimi 6 anni), quelle di sanità pubblica veterinaria il 23% (-3,7%), quelle rivolte alla persona che includono le vaccinazioni il 20% (+6,9%), quelle di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro il 13% (+0,2%), quelle del servizio medico-legale incluse tutte le certificazioni l'11% (+0,2%) e quelle di igiene degli alimenti il 7% (-0,9%). A livello regionale, la quota di spesa sanitaria destinata alla prevenzione, varia da una quota pro-capite di 60,4 euro (2,6% della spesa sanitaria totale) del Friuli Venezia Giulia ai 139,4 euro della Valle d'Aosta (5,6% della spesa sanitaria totale) con evidenti variazioni complessive. "La prevenzione raramente porta risparmi nel breve periodo - ha concluso Carlo Signorelli, vicepresidente della Società Italiana di Igiene - mentre molte iniziative impegnano risorse. Da qui l'importanza di privilegiare quelle a provata evidenza scientifica''.
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Fonte: ambrosetti

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