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Assistenza ai disabili, un dramma per le famiglie

Sanità pubblica

«Alcuni anziani – spiega Mario Delfino (segretario dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e provincia, già assessore alle Politiche Sociali del Comune di Giugliano) - hanno bisogno di essere accuditi non solo al punto di vista psicologico, esistenziale e relazionale, ma anche strettamente materiale. Fortunatamente nel nostro contesto sociale la rete delle relazioni familiari è ancora molto efficace. Tuttavia, anche se fatta con il cuore, si tratta spesso di un’assistenza priva di professionalità. Ecco perché progetti come questo sono fondamentali, si tratta di offrire una professionalizzazione a chi assiste. In questo modo sarà anche possibile evitare che il caregiver sia schiacciato dal peso dell’assistenza che offre». E in Campania, come detto, il problema è molto sentito. Spesso ad essere chiamate all’assistenza sono le donne che a causa del gravoso impegno sono costrette a non lavorare e a sacrificare la propria vita. Capofila tra gli enti coinvolti per il progetto “Impariamo ad assistere” è la cooperativa  Il Tulipano che ha il compito di  gestire e coordinare tutte le altre associazioni.

 «Abbiamo riscontrato grande interesse e partecipazione – sottolinea il presidente della cooperativa  Domenico Condurro -. Abbiamo fatto una preselezione dei partecipanti e abbiamo disposto le metodologie di insegnamento. Il corso si tiene due giorni la settimana e offre agli utenti la possibilità di apprendere le migliori strategie atte a migliorare un ruolo che queste persone di fatto  già svolgono. Insomma, trasmettiamo ai partecipanti la capacità di aggiungere preparazione e qualità nell’assistenza offerta». «Chi sta a fianco di persone malate – aggiunge la dottoressa Patrizia Bruno (medico Geriatra, presidente dell’associazione Amnesia), è esposto inevitabilmente al rischio di essere schiacciato dal peso dell’assistenza offerta. Un rischio ancor più consistente quando i caregivers sono parenti, e dunque sono praticamente sempre a contatto con i malati.

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Ecco perché è indispensabile un percorso di professionalizzazione. I caregivers – conclude la dottoressa - devono essere preparati perché l’assistenza che offrono prevede necessariamente meccanismi di natura psicosociale che hanno un peso importante nella gestione della malattia ma anche nel benessere di chi assiste»  Il progetto è stato presentato nella Sala Silvia Ruotolo in via Morghen 84. All’evento hanno preso parte  Ermanno Russo (assessore alle Attività Sociali della Regione Camapania), Rosanna Romano (dirigente del settore Assistenza Sanitaria fasce deboli della Regione Campania), Mario Delfino (segretario dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e provincia, già assessore alle Politiche Sociali del Comune di Giugliano), Mario Coppeto (presidente della V Municipalità e direttore del distretto sanitario V Municipalità). Interverranno inoltre Domenico Condurro (presidente della cooperativa Il Tulipano), Patrizia Bruno (medico Geriatra, associazione Amnesia), Giovanni Del Rio (professore ordinario di Biologia della Seconda Università di Napoli, fondazione Il Girasole), Maddalena Terracciano (fondazione Santa Maria del Pozzo), Paolo Vassallo (presidente Autism Aid), Angela Maniera (Coordinatore Ufficio di Piano), Francesco Junod (coordinatore sanitario UVI DSB 27), Antonietta Di Santo (dirigente SAA MUN 5), Giovanna Di Meglio (coordinatore sociale UVI DSB 27). Ed ecco i dati: Stando ai dati Inail, sul territorio regionale i disabili censiti dall'INAIL ammontano a 58mila 500, dei quali 48mila 700 circa sono uomini (83%) e 10mila donne (17%). Più nel dettaglio, nella provincia di Napoli il numero di disabili ammonta a 26mila 400 contro i 6mila della provincia di Avellino, i 4mila 600 di Benevento, gli 8mila 200 in quella di Caserta e infine i 13mila in quella di Salerno.

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