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Ricostruita l'origine degli anticorpi dell'influenza

Infettivologia

 

La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, e che ci porta più vicini a un 'vaccino universale' contro l'influenza, è stata coordinata dagli italiani Antonio Lanzavecchia, direttore dell'Istituto di Ricerca in Biomedicina (Irb) di Bellinzona affiliato all'Università della Svizzera italiana (Usi, e Davide Corti, vicepresidente della spinoff dell'Irb Humabs BioMed, in collaborazione con Elisa Vicenzi, del San Raffaele di Milano. ''Abbiamo ricostruito l'origine degli anticorpi ad ampio spettro, abbiamo visto con quanta rapidità possono mutare e scoperto che contro l'influenza è sufficiente un'unica mutazione: è un'ottima notizia per chi fa vaccini'', osserva Lanzavecchia.

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Prima linea di difesa contro le infezioni, gli anticorpi sono prodotti dall'organismo assemblando segmenti di Dna e accumulando mutazioni in modo casuale. Si calcola che per diventare un'arma efficace un anticorpo debba avere attraversato da 20 a 40 mutazioni rima di diventare un'arma letale contro un'infezione. Ma nel caso dell'influenza ne basta uno soltanto. ''Questa mutazione casuale - spiega Lanzavecchia - può generare un numero enorme di anticorpi''. E' possibile perché la loro 'arma segreta' è la capacità di riconoscere il punto debole di uno dei due 'motori' del virus dell'influenza, la proteina chiamata emagglutinina.

 

''E' un sito molto conservato, che si ritiene rappresenti il tallone di Achille del virus'', spiegano i ricercatori. ''Lo sviluppo di un vaccino influenzale universale in grado di indurre questa tipologia di anticorpi ad ampio spettro - rilevano - sarebbe naturalmente di rilevante interesse scientifico, oltre che di grande beneficio per la popolazione''. Questi anticorpi, aggiungono, ''possono essi stessi essere sviluppati come nuovi farmaci per la prevenzione o la cura dell'influenza''. L'ottimismo dei ricercatori nasce dal fatto che ''questi risultati ci fanno oggi capire che questi anticorpi possono essere generati in maniera estremamente rapida", osserva Lanzavecchia.

 

Fonte: nature

Infettivologia
Commenti
TG
Tonino Antonio Grasso
Dopo aver contratto l'influenza nella pandemia di metà anni '50 non mi sono più ammalato di tale malattia. E' possibile che anticorpi antiemagglutinina contro il virus dell' "asiatica" siano rimasti nella memoria del sistema immunitario per un motivo legato alle caratteristiche di quello specifico ceppo virale. E' un dato, se pur aneddotico, che potrebbe rivestire una sua importanza: sarebbe possibile sottoporlo all'attenzione del dottor Lanzavecchia?
Rispondi
07/10/2014 19:41

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